Punto luce febbraio 2024 - IN COMUNIONE CON TUTTO IL CREATO

Carissime e carissimi tutti,

camminare insieme sulla via dell’Amore ci domanda di vivere in comunione con Dio, con noi stessi, con gli altri e con l’intera creazione.

Nel piano di Dio creatore siamo tutti collegati: l’umanità e il creato nella sua straordinaria varietà con gli innumerevoli esseri viventi che lo popolano, tutto costituisce un’incomparabile armonia. Spetta a noi ricondurre tutte le creature al loro Creatore, avanzando insieme verso la meta che ci attende, quando, alla fine dei tempi, Cristo Signore abbraccerà in sé tutto e tutti nella pienezza travolgente e trasfigurante della sua gloria.

Vedremo nuovi cieli e una nuova terra e la creazione sarà ricapitolata in Cristo.

Intanto, nella nostra condizione di viatori in questo mondo, non possiamo sottrarci alla grande responsabilità di custodire la nostra casa comune, senza deturpare e distruggere il nostro pianeta; per fare questo dobbiamo prima di tutto albergare la pace nel nostro cuore e fra noi; ogni divisione e ogni guerra, infatti, alimentano la violenza non solo contro le persone, ma anche contro l’ambiente.

Spadroneggiare, inoltre, e utilizzare in modo puramente utilitaristico i beni del creato deturpa la creazione e rende il mondo inabitabile per le future generazioni.

Siamo chiamati a una conversione costante e comunitaria; solo se siamo uniti fra noi, là dove siamo e abitiamo, possiamo influire positivamente sul resto dell’umanità e del pianeta. Siamo tutti interconnessi e interdipendenti, ogni nostra azione incide sull’insieme. Quel che conta è vivere riconciliati con noi stessi, con gli altri e con l’intera creazione, solo così la pace può regnare in questo mondo dilaniato da tante guerre e divisioni.

In tutto questo non perdiamo, però, la fede e la speranza nell’amore di Dio, certi che, nonostante tutto, stiamo avanzando insieme con tutte le creature verso la pienezza di Cristo, alla quale tendiamo fin d’ora più o meno consapevolmente, perché egli Risorto opera e orienta l’intera creazione verso il suo destino di pienezza.[1]

 

 

Un’esperienza personale

 Ricordo che ero ancora giovanissima quando davanti alla bellezza del creato ho fatto un’esperienza di intensa comunione con la natura: una inconsueta attrattiva mi ha spinta a guardare gli alberi, il cielo, i prati, il mare; guardavo amando, era come se ascoltassi, se comprendessi un discorso che la creazione mi faceva svelandomi il suo mistero. Ho intuito che il sole, la luna, i fiori… sono tutte parole di Dio.

Ad un tratto un tramonto ha attirato la mia attenzione: il sole infuocato faceva capolino tra due monti, la bellezza di quel gioco di luci e di colori mi ha colpita, mentre interiormente ho sentito che quel tramonto era un dono per me, solo per me. Ho percepito la gioia del dono del creato fatto a me. Le parole di san Francesco: “Fratello sole, sorella luna!” mi cantavano dentro. Ho sentito la certezza che il santo non aveva chiamato il sole, la luna, le stelle “sorella” “fratello” per fare poesia, ma perché li aveva effettivamente scoperti tali. Ho chiesto allora a Francesco di farmi capire qualcosa di quello che egli aveva intravisto davanti al mistero della natura.

Guardavo i monti, i prati e quasi li ascoltavo, sentendomi “creatura fra le creature sorelle”, dentro di me, presa da una forte commozione, mi si è illuminato in questi termini il mistero della natura: “L’albero, il mare, il sole, la luna ti sono “fratello” e “sorella” perché siete “figli” dello stesso Padre”.

Da quel momento in poi, anche in altre circostanze della mia vita, non mi sono sentita più libera neanche di stropicciare un fiore senza motivo, pensando che ogni creatura è “un dono per me” e un dono si accoglie con gioia e ammirazione per dimostrare al donatore che ci ha fatto piacere.

Dopo questa esperienza ho visto Maria in una luce nuova, mi è sembrato che nessuno come lei abbia vissuto in comunione con tutto il creato, nessuno come lei ha capito e amato la creazione, tutto a lei parlava certamente del Padre.

In questa luce ho capito che tutto è dono di Dio per me, tutto è per me; le strade, le case, le chiese, la natura sono per me. L’aereo con cui sono partita da casa per intraprendere la vita religiosa, la strada che da piccola mi portava a scuola la mattina, i monti, i prati, tutto Dio ha fatto per me, tutto è dono della Provvidenza per me.

 

La custodia del creato

Tutto Dio ha fatto per noi, per tutti e per ciascuno, dovremmo in questo metterci alla scuola di san Francesco per imparare da lui l’amore per la creazione; sono stata contenta di sapere che il santo amava tutte le creature specialmente quelle vive e che camminando cercava di non uccidere neanche le formiche.

Sappiamo che Cristo ricapitolerà tutto in sé (cfr. Ef 1,10); questa terra e questo cielo non saranno distrutti, ma trasformati.

Pensando a Francesco ho intuito come spirito di povertà e comunione col creato vadano insieme, in un certo senso nulla è nostro, ma noi possediamo tutto in Cristo: l’intera creazione che riceviamo come un dono del Padre.

Ciascuno di noi è stato voluto e concepito da Dio in profonda comunione con lui, con l’umanità e tutto il creato; tale armonia è stata però rotta dal peccato originale, che ha introdotto il male morale nella mirabile opera della creazione.

Dobbiamo imparare da san Francesco a ritrovare l’armonia originaria rispettando ogni creatura, senza sfruttarla o distruggerla, ricordando che è stata voluta da Dio e che ha un valore in se stessa, al di là dell’utilità che possiamo ricavarne.

Dobbiamo ritrovare la giusta relazione con Dio, con noi stessi, fra noi e con le altre creature. La mancanza di pace fra noi incide subito sulla natura che abitiamo. Ogni creatura è amata da Dio, a cominciare dal più piccolo moscerino o dall’esserino che vive solo pochi istanti.

L’uomo e la donna sono chiamati a collaborare con Dio, custodendo la creazione con cura e amore; tuttavia, il male fa sentire il suo peso nelle vicende umane e del cosmo: male fisico[2], per una certa imperfezione della creazione che tende ad evolvere continuamente verso traguardi più perfetti, male morale perché l’umanità con la sua libertà può sempre determinare vere regressioni nella storia del mondo. In tutto questo, però, dobbiamo nutrire l’interiore certezza che Dio sa trarre il bene anche dal male, mantenendo in esistenza ogni essere e facendolo progredire.

Il cammino dell’universo è un’evoluzione continua verso la pienezza, che è Cristo Signore. Tutte le creature camminano con noi e attraverso di noi verso una meta finale, che è la presenza di Cristo risorto che tutto accoglie e abbraccia in sé. Siamo chiamati a ricondurre a Dio tutte le creature, destinate anch’esse ad essere partecipi della vita eterna nella stupenda comunione dell’Amore.

Il Verbo di Dio per mezzo del quale e in vista del quale tutto è stato fatto (cfr. Col 1,16-17), si è incarnato e ha vissuto la sua vita terrena in questo mondo contemplando e amando ogni realtà creata, oggi da risorto vive in ogni creatura con la sua eterna gloria. Siamo tutti uniti fra noi e con tutte le creature, in cammino verso la luce e la bellezza di Cristo risorto, nostra vita e nostra pienezza.[3]

Dio Trinità, eterna comunione e relazione sussistente ha creato il mondo, infondendogli la sua impronta trinitaria, da qui quel dinamismo relazionale che fa sì che ogni essere vivente tenda a mettersi in rapporto con qualche altro, intessendo una trama di relazioni variegate e molteplici; ne deriva che la persona umana è se stessa solo se vive in relazione.[4] Siamo tutti, per così dire, interconnessi, non possiamo realizzarci senza essere in relazione, siamo chiamati a camminare insieme verso la pienezza, che è Cristo, vivendo in comunione con gli altri e con tutto il creato; dobbiamo riportare tutte le creature al loro Creatore, un giorno godremo con loro della Vita eterna, che sarà l’infinita bellezza di tutti gli eletti liberati in Cristo e dell’universo ricapitolato in lui.

Animati da questa speranza, se vogliamo essere fedeli al progetto di Dio, dobbiamo imparare a vivere la nostra vita terrena, incastonati nel presente, senza pensare al passato e senza preoccupazioni per il futuro, attenti a compiere con amore la volontà di Dio di ogni attimo, sapendo sostare davanti a ogni prossimo che incontriamo, prendendoci il tempo di contemplare la natura e di godere di ciò che è bello, senza ansietà e fretta. Compiere piccoli gesti di amore ci aiuterà a costruire ponti e legami di amicizia, la capacità di vivere con sobrietà senza inutili bisogni ci farà liberi dal consumismo, solo così godremo anche con poco, apprezzando persone e cose, intavolando autentici rapporti, intraprendendo cammini comunitari di conversione con l’interiore certezza che legami profondi ci uniscono a tutti gli esseri creati e che Dio ci chiama a vivere con loro in relazione vitale, fatti uno in Cristo Signore. Dobbiamo cessare di essere sfruttatori della natura per diventare custodi del creato quale opera di Dio a noi affidata, ma per fare questo dobbiamo essere prima di tutto uniti fra noi. È impossibile vivere il giusto rapporto col creato senza essere prima di tutto uniti con i fratelli e le sorelle che Dio ci affida, con coloro che ci sono vicini o che sono lontani, con l’intera umanità di oggi e di domani della cui vita dobbiamo sentirci responsabili facendo la nostra parte nel nostro piccolo angolo di mondo, sapendo che ogni nostro gesto d’amore, anche se sconosciuto, incide sull’equilibrio di tutto il cosmo. Il bene è diffusivo per natura. Non possiamo spadroneggiare sul creato per scopi utilitaristici.

La fede illumina il mistero della natura e ci fa capaci di intraprendere uno stile di vita sobrio, opponendoci, ciascuno secondo le sue possibilità, allo spreco e al degrado del nostro pianeta. Urge comprendere l’importanza di una visione cristiana dell’ecologia e i veri fondamenti della pace tanto desiderata e tanto minacciata dalla follia delle guerre che in ogni tempo devastano la nostra “casa comune”.

La destinazione universale dei beni è obbligatoria per garantire la dignità di ogni persona. Dobbiamo adoperarci perché ovunque regni la giustizia e l’equità, rispettando persone e ambiente, promuovendo in ogni modo il bene comune.

Coltiviamo nella fede l’interiore certezza che Gesù risorto è vivo e operante nel nostro mondo e che stiamo tutti camminando verso la pienezza di Cristo, quando “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28). Siamo tutti legati fra noi e con l’intero universo, immersi in una trama di relazioni, in cui la vita di uno dipende da quella degli altri.

Il mondo tende verso la sua meta, esso, infatti, pur conservando la sua autonomia, non è soltanto una realtà naturale, perché il Risorto opera in esso in modo misterioso orientandolo verso il suo destino di pienezza.[5]

Non ci resta che vivere con san Francesco una sana relazione col creato, operando continuamente a favore della pace e della comunione universale in ogni ambito e in ogni realtà; solo così possiamo intonare la nostra lode a Dio per e con tutte le sue creature.

 

Fatti voce

di ogni creatura

cantiamo gloria

a te, mio Signore.

 

Alberi, fiori,

piante, animali

son come noi

creature del Padre.

Prestiamo la voce

a questo universo;

anche le galassie

allora diranno:

“Gloria all’Altissimo,

Dio creatore”.

 

Il filo d’erba,

il sole, il bimbo

sono usciti

dalle mani

del Padre.

Creature fra le creature,

dando voce

alla creazione

cantiamo allora:

“Gloria a te,

mio Signore”.

 sr. Nunziella

 

[1] Cfr. Papa Francesco, Lettera enciclica sulla cura della casa comune Laudato si’ (24 maggio 2015), n. 100.

[2] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 310.

[3] In quest’ottica si pone il pensiero di padre Teilhard de Chardin.

[4] Cfr. Papa Francesco, Lett. enciclica sulla cura della casa comune Laudato si’ (24 maggio 2015), n. 240.

[5] Cfr. Papa Francesco, Lett. enciclica sulla cura della casa comune Laudato si’ (24 maggio 2015), n. 100.

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