Carissime e carissimi tutti,

camminare insieme sulla via dell’Amore ci domanda di vivere in comunione con Dio, con noi stessi, con gli altri e con l’intera creazione.

Nel piano di Dio creatore siamo tutti collegati: l’umanità e il creato nella sua straordinaria varietà con gli innumerevoli esseri viventi che lo popolano, tutto costituisce un’incomparabile armonia. Spetta a noi ricondurre tutte le creature al loro Creatore, avanzando insieme verso la meta che ci attende, quando, alla fine dei tempi, Cristo Signore abbraccerà in sé tutto e tutti nella pienezza travolgente e trasfigurante della sua gloria.

Vedremo nuovi cieli e una nuova terra e la creazione sarà ricapitolata in Cristo.

Intanto, nella nostra condizione di viatori in questo mondo, non possiamo sottrarci alla grande responsabilità di custodire la nostra casa comune, senza deturpare e distruggere il nostro pianeta; per fare questo dobbiamo prima di tutto albergare la pace nel nostro cuore e fra noi; ogni divisione e ogni guerra, infatti, alimentano la violenza non solo contro le persone, ma anche contro l’ambiente.

Spadroneggiare, inoltre, e utilizzare in modo puramente utilitaristico i beni del creato deturpa la creazione e rende il mondo inabitabile per le future generazioni.

Siamo chiamati a una conversione costante e comunitaria; solo se siamo uniti fra noi, là dove siamo e abitiamo, possiamo influire positivamente sul resto dell’umanità e del pianeta. Siamo tutti interconnessi e interdipendenti, ogni nostra azione incide sull’insieme. Quel che conta è vivere riconciliati con noi stessi, con gli altri e con l’intera creazione, solo così la pace può regnare in questo mondo dilaniato da tante guerre e divisioni.

In tutto questo non perdiamo, però, la fede e la speranza nell’amore di Dio, certi che, nonostante tutto, stiamo avanzando insieme con tutte le creature verso la pienezza di Cristo, alla quale tendiamo fin d’ora più o meno consapevolmente, perché egli Risorto opera e orienta l’intera creazione verso il suo destino di pienezza.[1]

 

 

Un’esperienza personale

 Ricordo che ero ancora giovanissima quando davanti alla bellezza del creato ho fatto un’esperienza di intensa comunione con la natura: una inconsueta attrattiva mi ha spinta a guardare gli alberi, il cielo, i prati, il mare; guardavo amando, era come se ascoltassi, se comprendessi un discorso che la creazione mi faceva svelandomi il suo mistero. Ho intuito che il sole, la luna, i fiori… sono tutte parole di Dio.

Ad un tratto un tramonto ha attirato la mia attenzione: il sole infuocato faceva capolino tra due monti, la bellezza di quel gioco di luci e di colori mi ha colpita, mentre interiormente ho sentito che quel tramonto era un dono per me, solo per me. Ho percepito la gioia del dono del creato fatto a me. Le parole di san Francesco: “Fratello sole, sorella luna!” mi cantavano dentro. Ho sentito la certezza che il santo non aveva chiamato il sole, la luna, le stelle “sorella” “fratello” per fare poesia, ma perché li aveva effettivamente scoperti tali. Ho chiesto allora a Francesco di farmi capire qualcosa di quello che egli aveva intravisto davanti al mistero della natura.

Guardavo i monti, i prati e quasi li ascoltavo, sentendomi “creatura fra le creature sorelle”, dentro di me, presa da una forte commozione, mi si è illuminato in questi termini il mistero della natura: “L’albero, il mare, il sole, la luna ti sono “fratello” e “sorella” perché siete “figli” dello stesso Padre”.

Da quel momento in poi, anche in altre circostanze della mia vita, non mi sono sentita più libera neanche di stropicciare un fiore senza motivo, pensando che ogni creatura è “un dono per me” e un dono si accoglie con gioia e ammirazione per dimostrare al donatore che ci ha fatto piacere.

Dopo questa esperienza ho visto Maria in una luce nuova, mi è sembrato che nessuno come lei abbia vissuto in comunione con tutto il creato, nessuno come lei ha capito e amato la creazione, tutto a lei parlava certamente del Padre.

In questa luce ho capito che tutto è dono di Dio per me, tutto è per me; le strade, le case, le chiese, la natura sono per me. L’aereo con cui sono partita da casa per intraprendere la vita religiosa, la strada che da piccola mi portava a scuola la mattina, i monti, i prati, tutto Dio ha fatto per me, tutto è dono della Provvidenza per me.

 

La custodia del creato

Tutto Dio ha fatto per noi, per tutti e per ciascuno, dovremmo in questo metterci alla scuola di san Francesco per imparare da lui l’amore per la creazione; sono stata contenta di sapere che il santo amava tutte le creature specialmente quelle vive e che camminando cercava di non uccidere neanche le formiche.

Sappiamo che Cristo ricapitolerà tutto in sé (cfr. Ef 1,10); questa terra e questo cielo non saranno distrutti, ma trasformati.

Pensando a Francesco ho intuito come spirito di povertà e comunione col creato vadano insieme, in un certo senso nulla è nostro, ma noi possediamo tutto in Cristo: l’intera creazione che riceviamo come un dono del Padre.

Ciascuno di noi è stato voluto e concepito da Dio in profonda comunione con lui, con l’umanità e tutto il creato; tale armonia è stata però rotta dal peccato originale, che ha introdotto il male morale nella mirabile opera della creazione.

Dobbiamo imparare da san Francesco a ritrovare l’armonia originaria rispettando ogni creatura, senza sfruttarla o distruggerla, ricordando che è stata voluta da Dio e che ha un valore in se stessa, al di là dell’utilità che possiamo ricavarne.

Dobbiamo ritrovare la giusta relazione con Dio, con noi stessi, fra noi e con le altre creature. La mancanza di pace fra noi incide subito sulla natura che abitiamo. Ogni creatura è amata da Dio, a cominciare dal più piccolo moscerino o dall’esserino che vive solo pochi istanti.

L’uomo e la donna sono chiamati a collaborare con Dio, custodendo la creazione con cura e amore; tuttavia, il male fa sentire il suo peso nelle vicende umane e del cosmo: male fisico[2], per una certa imperfezione della creazione che tende ad evolvere continuamente verso traguardi più perfetti, male morale perché l’umanità con la sua libertà può sempre determinare vere regressioni nella storia del mondo. In tutto questo, però, dobbiamo nutrire l’interiore certezza che Dio sa trarre il bene anche dal male, mantenendo in esistenza ogni essere e facendolo progredire.

Il cammino dell’universo è un’evoluzione continua verso la pienezza, che è Cristo Signore. Tutte le creature camminano con noi e attraverso di noi verso una meta finale, che è la presenza di Cristo risorto che tutto accoglie e abbraccia in sé. Siamo chiamati a ricondurre a Dio tutte le creature, destinate anch’esse ad essere partecipi della vita eterna nella stupenda comunione dell’Amore.

Il Verbo di Dio per mezzo del quale e in vista del quale tutto è stato fatto (cfr. Col 1,16-17), si è incarnato e ha vissuto la sua vita terrena in questo mondo contemplando e amando ogni realtà creata, oggi da risorto vive in ogni creatura con la sua eterna gloria. Siamo tutti uniti fra noi e con tutte le creature, in cammino verso la luce e la bellezza di Cristo risorto, nostra vita e nostra pienezza.[3]

Dio Trinità, eterna comunione e relazione sussistente ha creato il mondo, infondendogli la sua impronta trinitaria, da qui quel dinamismo relazionale che fa sì che ogni essere vivente tenda a mettersi in rapporto con qualche altro, intessendo una trama di relazioni variegate e molteplici; ne deriva che la persona umana è se stessa solo se vive in relazione.[4] Siamo tutti, per così dire, interconnessi, non possiamo realizzarci senza essere in relazione, siamo chiamati a camminare insieme verso la pienezza, che è Cristo, vivendo in comunione con gli altri e con tutto il creato; dobbiamo riportare tutte le creature al loro Creatore, un giorno godremo con loro della Vita eterna, che sarà l’infinita bellezza di tutti gli eletti liberati in Cristo e dell’universo ricapitolato in lui.

Animati da questa speranza, se vogliamo essere fedeli al progetto di Dio, dobbiamo imparare a vivere la nostra vita terrena, incastonati nel presente, senza pensare al passato e senza preoccupazioni per il futuro, attenti a compiere con amore la volontà di Dio di ogni attimo, sapendo sostare davanti a ogni prossimo che incontriamo, prendendoci il tempo di contemplare la natura e di godere di ciò che è bello, senza ansietà e fretta. Compiere piccoli gesti di amore ci aiuterà a costruire ponti e legami di amicizia, la capacità di vivere con sobrietà senza inutili bisogni ci farà liberi dal consumismo, solo così godremo anche con poco, apprezzando persone e cose, intavolando autentici rapporti, intraprendendo cammini comunitari di conversione con l’interiore certezza che legami profondi ci uniscono a tutti gli esseri creati e che Dio ci chiama a vivere con loro in relazione vitale, fatti uno in Cristo Signore. Dobbiamo cessare di essere sfruttatori della natura per diventare custodi del creato quale opera di Dio a noi affidata, ma per fare questo dobbiamo essere prima di tutto uniti fra noi. È impossibile vivere il giusto rapporto col creato senza essere prima di tutto uniti con i fratelli e le sorelle che Dio ci affida, con coloro che ci sono vicini o che sono lontani, con l’intera umanità di oggi e di domani della cui vita dobbiamo sentirci responsabili facendo la nostra parte nel nostro piccolo angolo di mondo, sapendo che ogni nostro gesto d’amore, anche se sconosciuto, incide sull’equilibrio di tutto il cosmo. Il bene è diffusivo per natura. Non possiamo spadroneggiare sul creato per scopi utilitaristici.

La fede illumina il mistero della natura e ci fa capaci di intraprendere uno stile di vita sobrio, opponendoci, ciascuno secondo le sue possibilità, allo spreco e al degrado del nostro pianeta. Urge comprendere l’importanza di una visione cristiana dell’ecologia e i veri fondamenti della pace tanto desiderata e tanto minacciata dalla follia delle guerre che in ogni tempo devastano la nostra “casa comune”.

La destinazione universale dei beni è obbligatoria per garantire la dignità di ogni persona. Dobbiamo adoperarci perché ovunque regni la giustizia e l’equità, rispettando persone e ambiente, promuovendo in ogni modo il bene comune.

Coltiviamo nella fede l’interiore certezza che Gesù risorto è vivo e operante nel nostro mondo e che stiamo tutti camminando verso la pienezza di Cristo, quando “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28). Siamo tutti legati fra noi e con l’intero universo, immersi in una trama di relazioni, in cui la vita di uno dipende da quella degli altri.

Il mondo tende verso la sua meta, esso, infatti, pur conservando la sua autonomia, non è soltanto una realtà naturale, perché il Risorto opera in esso in modo misterioso orientandolo verso il suo destino di pienezza.[5]

Non ci resta che vivere con san Francesco una sana relazione col creato, operando continuamente a favore della pace e della comunione universale in ogni ambito e in ogni realtà; solo così possiamo intonare la nostra lode a Dio per e con tutte le sue creature.

 

Fatti voce

di ogni creatura

cantiamo gloria

a te, mio Signore.

 

Alberi, fiori,

piante, animali

son come noi

creature del Padre.

Prestiamo la voce

a questo universo;

anche le galassie

allora diranno:

“Gloria all’Altissimo,

Dio creatore”.

 

Il filo d’erba,

il sole, il bimbo

sono usciti

dalle mani

del Padre.

Creature fra le creature,

dando voce

alla creazione

cantiamo allora:

“Gloria a te,

mio Signore”.

 sr. Nunziella

 

[1] Cfr. Papa Francesco, Lettera enciclica sulla cura della casa comune Laudato si’ (24 maggio 2015), n. 100.

[2] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 310.

[3] In quest’ottica si pone il pensiero di padre Teilhard de Chardin.

[4] Cfr. Papa Francesco, Lett. enciclica sulla cura della casa comune Laudato si’ (24 maggio 2015), n. 240.

[5] Cfr. Papa Francesco, Lett. enciclica sulla cura della casa comune Laudato si’ (24 maggio 2015), n. 100.

Carissime e carissimi tutti,

eccomi a voi, all'inizio di un nuovo anno, per riprendere a camminare insieme sulla via dell'Amore.

Vogliamo, infatti, percorrere un cammino di santità non solamente personale, ma anche comunitario e aperto a tutti.

Se consideriamo per un attimo la dinamica delle relazioni umane, vediamo che l'amore umano è soggetto a continue tensioni; anche quando vogliamo sinceramente bene a qualcuno, spesso, finiamo col far soffrire coloro a cui ci sentiamo più affettivamente legati.

C'è da chiederci: "Esiste un altro Amore, diverso dal nostro, che resista in tutte le situazioni?".

Quest'Amore esiste ed è lo Spirito Santo, una Persona diversa da noi, ma noi spesso non amiamo, nello Spirito, guidati dalle sue mozioni interiori, ma ci limitiamo ad amare coi nostri sforzi personali. Dovremmo, invece, fidarci della conduzione dello Spirito Santo per imparare ad amarci scambievolmente come Gesù ci chiede: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12).

 

Quante volte, andando con lo spirito al ricordo di Gesù di Nazaret, potrebbe assalirci la nostalgia di lui, il desiderio di incontrarlo per le strade del mondo… eppure egli è con noi, in ogni prossimo che ci passa accanto, se, con sguardo di fede, sappiamo riconoscerlo in ogni persona che incontriamo.

Quante volte, invece, restiamo freddi e lontani gli uni dagli altri, semplici compagni di viaggio nel cammino della vita, o estranei e sconosciuti, perché l'egoismo, la paura e mille altri sentimenti ci chiudono alla relazione col fratello o con la sorella, che, in ogni attimo, ci sfiora in attesa del nostro amore.

Cerchiamo, allora, di attingere dalla Parola di Dio l'intramontabile legge dell'amore del prossimo.

L'apertura all'altro, di qualunque età o condizione esso sia, esige il superamento di ogni possibile diffidenza o antipatia.

Impariamo ad amare tutti, indistintamente, cominciando noi per primi, senza attendere che lo facciano gli altri.

Alla fine della vita saremo giudicati solo sull'amore.

Nella "via dell'Amore" non progredire è retrocedere, non ci si può fermare o battere il passo.

L'amore vero o è per sempre o non è amore… e tuttavia il tempo è fatto di tanti attimi; amare significa, allora, amare qui e adesso, nell'attimo presente.

Incarnandosi, Gesù viene a perfezionare la legge e i profeti, l'amore che ci chiede è senza misura: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12); è quel "come" che conta: è cioè il dono della vita stessa, che ha portato Gesù a morire in croce non per tutti noi, indistintamente, ma per ciascuno di noi, singolarmente preso.

Non sono mancati, nella storia della Chiesa, coloro che hanno versato il sangue per Cristo, basta pensare ai martiri di tutti i tempi. Se un giorno anche noi dovessimo ritrovarci nella stessa situazione di Edith Stein, di Massimiliano Kolbe, di Tommaso Moro… certamente ci verrebbe data da Dio la forza di affrontare il martirio; tuttavia, è raro che questo avvenga, ai più è chiesto un altro martirio, un altro modo di dare la vita: quello del dono di sé, momento per momento, nelle piccole vicende della vita quotidiana, nei piccoli gesti di attenzione, nelle cose ordinarie fatte, se amiamo, in modo straordinario, …ma spesso, troppo spesso, noi non abbiamo tempo e corriamo, corriamo come inseguiti da qualcuno…

Per amarci veramente, come Gesù vuole, dobbiamo prima di tutto imparare a fermarci, per raccogliere le nostre facoltà in un unico atto di attenzione amorosa verso l'altro, verso chi ci sta davanti e desidera incontrarci; diversamente, potrà capitarci di ascoltare senza capire, di guardare senza vedere, di parlare all'altro ignorando le sue vere esigenze e il centro della sua persona.

Gesù ci chiede di amarci scambievolmente, ciò significa che ci dà anche la forza per vivere il suo comandamento.

Vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che per vivere l'amore reciproco richiestoci da Gesù bisogna essere almeno in due: due o più fratelli o sorelle che si amino scambievolmente.

Ecco allora la necessità di imparare ad amare gli altri alla scuola di Maria, Mater amabilis, sì da rendere agli altri più facile la risposta d'amore con la nostra amabilità, per fare questo, però, dobbiamo chiedere a Gesù la tenacia nell'amore e il dono di altri fratelli o sorelle, che condividano la nostra esperienza.

Dobbiamo camminare insieme, amandoci scambievolmente per essere e diventare sempre più Chiesa viva.

Amiamo, allora, e per amare posponiamo ogni cosa all'Amore, perché lo Spirito ci faccia una cosa sola in Cristo. Amiamo senza stancarci e quando avessimo toccato il limite estremo dell'amore umano, amiamo con l'Amore che viene da Dio, che è Dio…, ci accorgeremo che l'Amore stesso ci consolerà e ci renderà capaci di consolare gli altri con quella consolazione, che viene da Dio e risana i cuori (cfr. 2Cor 1,3-5).

Per amarci reciprocamente, come Gesù ci chiede, dobbiamo essere pronti a dare la vita, l'uno per l'altro, a cominciare dalle piccole azioni di ogni giorno, se così faremo, da questo gli altri ci riconosceranno come discepoli di Gesù (cfr. Gv 13,35); l'amore scambievole è, infatti, il distintivo di noi cristiani: da questo gli altri debbono riconoscerci. Tale comunione ci fa camminare insieme sulla via della santità, rafforzando la nostra fede nell'Amore, come dico nelle parole di questo canto col quale vorrei concludere questa mia riflessione.

 

Se qualcuno

ragionando

volesse provare

la tua fede,

forse ti turberesti,

ma poi

guardando

a ciò che vivi

tu non potresti

più negare

che nella tua vita

hai incontrato

l'Amore.

 

Tu l'hai sperimentato

nella comunione

che ormai ti unisce

a coloro che Dio ti ha dato

per vivere insieme

un'avventura

che non finisce mai.

 

L'Amore

dà senso

alla tua vita,

l'Amore è tutto

e tutto è Amore.

Tu l'hai incontrato,

ti ha inondata di luce,

ti ha riscaldata

e abitata.

 

Credi all'Amore!

 

Punto luce gennaio 2022.pdf

 

 

Dear all,

In not much time Lent will start, what a more opportune time to undertake a path of conversion. God does not want lukewarmness from us, we should aim high, and this won’t be difficult if we believe in Love, which is the secret of an authentic human and christian life.

God calls everyone to holiness, to reach it, it’s enough to do his will every moment, always starting again, without ever becoming discouraged.

The Holy Spirit wants to shape Christ and Him Crucified, in us; this is the road to our holiness.

I would like to be next to each of you and speak to you, heart in hand, to invite you to let Jesus be Jesus in your life. It’s this to which I also exhort myself in this time of conversion which the Church offers in the Lenten path.

Our life should testify to the world our faith in Jesus, who has redeemed us by his death on the cross; it’s about him that I want to speak to you in this “Point of Light”.

 

Looking at the men and women of our time, it sometimes happens that we meet people with a frowning face, worried, lost in a million thoughts; at times everything indicates a sense of emptiness and of unease. Against this background, it can happen that instead we meet an honest face, serene, lit up by the light of faith.

Faith, here’s what humanity needs, now more than ever.

How many times, in our daily life, millions of events, infinite stimuli, solicitations, worries, mishaps and limits weigh on our spirit, preventing us from soaring, free of all weight, in Love.

What to do when fatigue takes hold of us and we’re tempted to be discouraged? Well, let’s fix our gaze of faith on Jesus Crucified: his glorious death contains the history of all times.

If only we would be able to comprehend something of this immense mystery! What joy there would be!

Personally, I’d like to love the Savior Jesus very much, and I would also like that you may love him. Only God can give us this grace.

Jesus Crucified is the life that destroys death.

It’s inconceivable the love of this crucified God who, on the cross, comes to the experience of feeling abandoned by the Father, right while he’s dying, in order to “make us members of God’s family”, sons and daughters of the Father. In the moment when Jesus, in pain, lives his abandonment, in that moment, he seems an orphan, without family, without the Father. He is identified with the sin of the world, he, the innocent, no longer feels the love of the Father, who on the contrary is with him and truly has not abandoned him.

In that moment, Jesus forsaken summarizes, as it were, the suffering of humanity in every age.

Even we, when we are affected by whatever pain, can remember that Jesus has taken upon himself our every suffering, uniting our pain to his sacrifice of love; let us live our every suffering as a meeting with him.

If we do this we will come to experience the grace contained in our every trial and suffering.

Nothing like the Pasqual mystery is the response to all our most intimate aspirations: Jesus, in his abandonment, loved us in such a way that he took upon himself our pains, our sins, our very own death, defeating it with the victory of his resurrection. He crucified with himself our “old self” and our own death, since he is Life itself.

So let’s let ourselves be guided by the Holy Spirit so that we never become paralyzed in front of the trials and difficulties of life. If we contemplate the crucifix we’ll see that when, on the cross, he shouts: “My God, my God, why have you forsaken me?” (Mt 27,46) it seems he no longer feels the unity with the Father, who he calls God and no longer Father. In reality, he doesn’t lose the love of the Father, but so stricken by the physical, and above all spiritual suffering, being a human person he experiences feeling distant from God, he shares in this way our situation of misery and sin, to the point of feeling far from God, like us, devoid of his happiness in the moment in which he gives it, opening paradise to us.

Love calls for love. How not respond to so much love?

Let us be attentive to the interior movements of the Holy Spirit to learn the beauty of the constant offering of our life united to Jesus. Before our every action, let’s offer to Jesus that which we do, saying: “For you Jesus”. May this be the constant invocation of our heart, then, in front of various moments of suffering we can continue to offer our every little and great suffering to Jesus, telling him: “It’s you Lord, in this pain!”. In this way our life will have the taste of love.

So let us welcome every pain promptly, without analyzing it, beholding, with faith, the presence of Jesus forsaken, who comes to visit us and share our pain, we don’t live it alone but with him. We’ll discover that there is no suffering that isn’t participation with his passion, destined to be transformed into a song of love. Forward then, with courage, offering our every pain to Jesus, in this way we’ll live for the glory of God and the salvation of all.

 

Sr. Nunziella Scopelliti

Punto luce Febbraio 2021

Carissime e carissimi tutti,

fra non molto comincia la Quaresima, quale tempo più opportuno per intraprendere un cammino di conversione. Dio non vuole da noi la tiepidezza e la mediocrità, dobbiamo puntare in alto, non sarà difficile se crediamo nell’Amore quale segreto di una vita autenticamente umana e cristiana.

Dio chiama tutti alla santità, per giungervi basta compiere la sua volontà ogni momento, ricominciando sempre, senza scoraggiarci mai.

Lo Spirito Santo vuole plasmare in noi Cristo e questi Crocifisso, è la strada della nostra santità.

Vorrei essere accanto a ciascuno di voi e parlarvi col cuore in mano per invitarvi a lasciare Gesù essere Gesù nella vostra vita. È quello a cui esorto anche me stessa in questo tempo di conversione che la Chiesa ci offre nel cammino quaresimale.

Le nostre vite devono testimoniare al mondo la nostra fede in Gesù, che ci ha redenti con la sua morte in croce, è di Lui che voglio parlarvi in questo “Punto luce”.

 

Guardando agli uomini e alle donne del nostro tempo capita spesso di incontrare gente dal viso scuro, preoccupata, presa da mille pensieri; tutto denota a volte un senso di vuoto e di malessere. Su questo sfondo può capitare di incontrare invece un volto pulito, sereno, rischiarato dalla luce della fede.

La fede, ecco ciò di cui l’umanità ha più che mai bisogno in questo tempo.

Quante volte, nel nostro vivere quotidiano, mille vicende, infiniti stimoli, sollecitazioni, preoccupazioni, contrattempi, limiti appesantiscono il nostro spirito, impedendoci di librarci nei cieli dell’Amore.

Che cosa fare quando la stanchezza ci prende e siamo tentati di scoraggiarci? Fissiamo, allora, il nostro sguardo di fede su Gesù Crocifisso: nella sua morte gloriosa è racchiusa tutta la storia dei secoli.

Oh, se riuscissimo a comprendere qualcosa di questo immenso mistero! Quale gioia ce ne verrebbe!

Personalmente vorrei amare molto il Salvatore Gesù e vorrei che anche voi l’amaste. Solo Dio può accordarci questa grazia.

Gesù Crocifisso è la vita che distrugge la morte.

È inconcepibile l’amore di questo Dio crocifisso che, sulla croce, giunge a fare l’esperienza di sentirsi abbandonato dal Padre, proprio mentre muore per “farci familiari di Dio”, figli e figlie del Padre. Nel momento in cui Gesù, in preda al dolore, vive il suo abbandono, in quel momento, appare orfano, senza famiglia, senza il Padre. Identificato col peccato del mondo, egli, l’innocente, non sente più l’amore del Padre, che invece è con lui e certamente non l’ha abbandonato.

In quel momento Gesù abbandonato sintetizza, per così dire, la sofferenza dell’umanità di tutti i tempi.

Anche noi, quando siamo presi da qualunque dolore, ricordiamo che Gesù ha preso su di sé ogni nostra sofferenza unendola al suo sacrificio d’amore; viviamo ogni nostro dolore come un incontro con lui.

Se così faremo potremo giungere a sperimentare la grazia racchiusa in ogni nostra prova o sofferenza.

Niente come il mistero pasquale è la risposta a tutte le nostre più intime aspirazioni: Gesù, nel suo abbandono, ci ha talmente amati da prendere su di sé i nostri dolori, i nostri peccati e la nostra stessa morte, sconfiggendola con la vittoria della sua resurrezione. Egli ha crocifisso con lui il nostro “uomo vecchio” e la nostra stessa morte, essendo egli la Vita stessa.

Facciamoci, allora, guidare dallo Spirito Santo per non bloccarci mai davanti alle prove e alle difficoltà della vita. Se contempliamo il Crocifisso vediamo che quando, sulla croce, grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46) sembra non sentire più la sua unione col Padre, che chiama Dio e non più Padre. In realtà egli non perde l’amore del Padre, ma così piagato e colpito dalla sofferenza fisica e, soprattutto, spirituale, sul versante umano sperimenta la lontananza da Dio, condivide così la nostra situazione di miseria e di peccato, fino a sentirsi lontano da Dio come noi, privo della sua felicità nel momento in cui ce la dona aprendoci il Paradiso.

Amore chiama amore. Come non rispondere a tanto amore?

Facciamoci attenti alle mozioni interiori dello Spirito Santo per imparare la bellezza dell’offerta costante della nostra vita unita a Gesù. Prima di ogni azione, offriamo a Gesù quello che viviamo dicendogli: “Per te, Gesù”. Sia questa l’invocazione costante del nostro cuore, davanti poi ai vari momenti di dolore continuiamo a offrire ogni nostra piccola o grande sofferenza a Gesù dicendogli: ”Sei tu in questo dolore!”. In tal modo il nostro vivere avrà il sapore dell’amore.

Accogliamo ogni dolore con prontezza, senza analizzarlo, scorgendovi con la fede la presenza di Gesù abbandonato, che viene a visitarci e a condividere quella nostra pena, non viviamola da soli ma con lui, vedremo che non c’è sofferenza che non sia partecipazione alla sua passione, destinata a trasformarsi in un canto d’amore. Avanti, allora con coraggio, offrendo ogni nostro dolore a Gesù, così vivremo per la gloria di Dio e la salvezza di tutti.

 

Sr. Nunziella

Clicca qui per ascoltare l'audio 

 

Carissime e carissimi tutti,

vengo a voi, all’inizio di quest’anno, per viverlo insieme con voi.

Pensavo in questi giorni che la nostra è un’epoca caratterizzata da un grance bisogno di comunione e che la decisione di inviare mensilmente una mia meditazione su un “punto luce” della spiritualità del Bell’Amore per camminare insieme con voi sulla via della santità, risponde, probabilmente, a questa esigenza. Comunicarci in che modo il punto luce ispiri la nostra vita concreta e fare circolare le nostre esperienze, a partire da coloro con cui condividiamo più da vicino lo stesso cammino, ci permette di andare in profondità nella relazione fra noi e con gli altri.

Non sempre abbiamo la possibilità di incontrarci, né è possibile sostituire la comunicazione di presenza con le relazioni virtuali, ma la comunione nello Spirito va aldilà di qualunque barriera e ci permette di essere profondamente uniti anche se distanti.

Sarà amando le persone con cui viviamo quotidianamente, amandole con tutto il cuore e con tutte le forze, che faremo crescere il nostro rapporto di comunione in Cristo Gesù anche con tutti i fratelli e le sorelle lontani con cui non possiamo vederci con la stessa facilità.

In tal modo coloro che incontriamo nel presente diventano porta d’entrata nel mistero di unità che tutti ci lega in Cristo, facendoci un cuor solo e un’anima sola.

Vorrei ora proporre alla vostra meditazione una mia riflessione sulle caratteristiche fondamentali dell’amore scambievole.*

 Sr. Nunziella

_________________________

 *Permesso, grazie, scusa

Ascoltando Papa Francesco, mi ha molto colpita, in quest’ultimo periodo, il suo frequente tornare su tre parole chiave: permesso, grazie e scusa, caratterizzanti, a suo dire, il vero amore e l’armonia della vita familiare.

Queste parole sono risuonate in me come una luce interiore capace di illuminare e segnare il cammino della vera comunione non solo in famiglia, ma anche tra le persone e tra i gruppi, nelle varie comunità ecclesiali e sociali.

Saper chiedere permesso è proprio di un atteggiamento non invadente, quale deve essere quello dell’amore verso l’altro, senza propositività inopportuna, senza iniziative che invadano il suo spazio vitale e condizionino la sua libertà. Quante volte, a fin di bene, finiamo col non far sentire gli altri a loro agio, togliendo loro la possibilità e il tempo di esprimersi.

Chiedere permesso è usare garbo e delicatezza nel rivolgerci agli altri, senza forzarli o costringerli. Dio, che ci ama immensamente, rispetta la nostra libertà e sa attenderci tutta la vita con infinita misericordia.

Dire spesso grazie è richiesto da una vera reciprocità nella relazione con gli altri. Non comportiamoci come se tutto ci fosse dovuto, senza saper apprezzare quello che gli altri fanno per noi.

La gratitudine è propria di chi si sente amato. Senza riconoscenza non si può stabilire nessun legame di collaborazione, amicizia, solidarietà.

Ringraziare dovrebbe diventare una dimensione normale del nostro vivere e della nostra preghiera: Dio ci colma di innumerevoli doni a cominciare da quello della vita; ci ha creati e scelti, ci ha voluti fin dall’eternità, non ci resta che rendergli grazie ogni giorno con umile gratitudine.

Chiedere scusa, riconciliarci con gli altri ogni volte che li avessimo offesi è poi il segreto per camminare speditamente nella via dell’amore scambievole. Anzi la nota affermazione evangelica ci esorta a saperci riconciliare non solo quando avessimo fatto dei torti al nostro prossimo, ma anche quando quest’ultimo avesse qualcosa contro di noi: “Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”. (Mt 5,23-24) Non è, dunque, possibile andare a Dio senza essere prima in piena comunione con gli altri.

Ricomponiamo ogni tensione o conflitto relazionale, senza mai andare a letto prima di aver fatto la pace.

Come ben dice la parola di Dio “Il sole non tramonti mai sulla vostra ira”. (cfr. Ef4,26)

Non prendiamo la pessima abitudine di ricominciare a relazionarci con gli altri dopo un’offesa o un momento di difficoltà, senza chiedere scusa, ritornando semplicemente a stare insieme come se nulla fosse successo, quasi mettendo una pietra sopra l’accaduto. Facciamo invece come Davide che davanti al profeta Natan ha esclamato con umiltà: “Questo peccato io lo riconosco” (Cfr. Sal 50, 2-3). Dobbiamo saper chiamare per nome i torti commessi o le offese arrecate agli altri, chiedendo perdono senza giustificazioni, solo così è possibile camminare nella strada della verità e dell’amore reciproco.

“Permesso, grazie, scusa” sono le tre parole che vorrei portassimo nel cuore sempre, per custodire l’armonia delle nostre famiglie, delle nostre comunità, dei nostri luoghi di lavoro, facendo così diventeremo uomini e donne di comunione capaci di costruire ponti fra persone, gruppi, popoli e nazioni.

Apparteniamo tutti all’unica grande famiglia umana, non possiamo soggiacere alla legge del più forte che opprime e toglie la libertà, senza riconoscere i diritti degli altri, senza ammettere i propri errori.

Permesso, grazie, scusa sono le tre parole chiave che debbono ispirare il nostro vivere quotidiano e sociale perché sia le nostre famiglie, sia i nostri ambienti e la nostra società esprimano quell’amore e quell’armonia che tutti cerchiamo, ma che solo Dio, Amore sommo, può donarci, aprendoci la strada della vera comunione.

Dio Trinità nella sua perfetta unità e armoniosa distinzione ci renda partecipi dell’amore trinitario perché fra noi regnino la pace, la carità e la testimonianza della nostra unità sia un segno di speranza per il mondo. Ricordiamo la preghiera sacerdotale al Padre di Gesù per i suoi: “perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.” (Gv17,21)

Ricordiamo che le cose non fatte in piena comunione sono praticamente non fatte, perché esprimono solo il nostro io. Solo nell’apertura agli altri è possibile diventare una comunità di fratelli e sorelle, che si rispettano, sono reciprocamente grati gli uni agli altri dell’amore dato e accolto, sanno perdonarsi riconoscendosi membra gli uni degli altri in Cristo Signore.

Permesso, grazie, scusa siano le parole che riecheggiando continuamente nei nostri cuori, ci fanno camminare sulla via dell’amore scambievole

 

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