Punto luce febbraio 2018

Carissime carissimi tutti,

il mese di febbraio segna l'inizio della Quaresima, tempo di conversione, mi sembra questo un periodo particolarmente adatto per rimettere a fuoco il senso profondo della nostra vocazione cristiana, come chiamata alla santità in comunione con Maria.

Il capitolo quarto (pp. 34 - 38) del mio libro Maria, incanto e mistero potrà aiutarvi ad andare più in profondità in questa meditazione; gli slogan:

"Amo la Chiesa in mia Madre"

"Ama tutti e ciascuno col cuore di Maria"

illumineranno il percorso di questo mese unitamente all'inno "Amo la Chiesa" (pp. 134-135), che vi invito a vivere dilatando il vostro cuore sulla Chiesa e sull'umanità.

Ricordiamoci che se contribuiremo a rendere bello il particolare della Chiesa e dell'umanità, in cui Dio ci chiama a vivere e ad operare, in tal modo contribuiremo a rendere bella la Chiesa intera, come, a suo tempo, il naso della "Pietà" restaurato ha ridato bellezza all'intera "Pietà".

La nostra vocazione cristiana vissuta in comunione con Maria dilata il nostro cuore sugli altri, facendoci capaci di generare, nello Spirito, Cristo nei cuori e nella comunità unita nel suo nome.

Siamo chiamati a vivere in un posto particolare del mondo, ma sapendo che col nostro amore possiamo agire e influire positivamente sull'intera Chiesa e su tutta l'umanità.

Restandovi unita in questa avventura

sr. Nunziella

 

MARIA E LA CHIESA

Essere Madre di Cristo, in Maria, è la vocazione della Chiesa e di ogni suo membro.

Siamo chiamati ad avere un rapporto con Maria personalmente e insieme, lo Spirito ci darà di amare col suo cuore e parteciperemo della sua maternità.

Potremmo dire che la Chiesa prolunga, nel tempo, nei riguardi del Cristo, la funzione della Madre nei riguardi di Gesù, non per niente Maria è la Madre della Chiesa, che in lei è tutta, in qualche modo, sintetizzata ed espressa; siamo chiamati a vivere con Maria e a generare Cristo in noi e fra noi; è possibile, se, nello Spirito, accogliamo, ogni momento, l'Amore e amiamo ogni prossimo, facendo sempre e ovunque la volontà di Dio; Cristo continuerà così a crescere fino a che sarà tutto in tutti (cfr. Col 3,11) e la maternità di Maria, perpetuata nella Chiesa e in ogni suo membro, sarà il volto umano e visibile della tenerezza del Padre celeste.

«E il Verbo si fece carne» (Gv 1,14) in Maria, e il Verbo si fa carne in noi, come dice Isacco della Stella:

«Maria e la Chiesa sono una sola e molte madri, una sola e molte vergini. Ambedue madri, ambedue vergini, ambedue concepiscono per opera dello Spirito Santo senza concupiscenza, ambedue danno al Padre figli senza peccato. Maria senza alcun peccato ha generato al corpo il Capo, la Chiesa nella remissione di tutti i peccati ha partorito al Capo il corpo.

Tutt'e due sono madri di Cristo, ma nessuna delle due genera il tutto senza l'altra.

Perciò giustamente nelle Scritture […] quanto si dice d'una delle due, può essere inteso indifferentemente dell'una e dell'altra.

Anche la singola anima fedele può essere considerata come Sposa del Verbo di Dio, madre figlia e sorella di Cristo, vergine e feconda» (Isacco della stella, Discorso 51).

Nel rapporto tra il Verbo incarnato e la Vergine Madre ci imbattiamo nella relazione umana, che più ha espresso e manifestato la vita della Trinità sulla terra. Tutto, nella vicenda terrena di Gesù e di Maria, è trasparenza di Dio...: la Madre di Dio ed il Dio in carne... rivelazione di Dio comunione... unità nello Spirito...!

San Luigi M. Grignion di Montfort afferma che non è possibile per noi prescindere da Maria: Dio avrebbe potuto benissimo farne a meno, ma, di fatto, non ha realizzato l'Incarnazione senza di lei, ciò significa che, se ha fatto così, non cambierà mai e farà così per tutta l'eternità. Mi piace pensare che, ancora oggi, Gesù continua a restare presente in noi e fra noi per mezzo di Maria, misticamente presente nei suoi figli e figlie.

In Gesù e in Maria è già, in germe, la Chiesa intera: Capo e corpo, lì è Cristo e lì è la Sposa, perché lì c'è espressa, in Maria, l'umanità-sintesi. Nel rapporto tra Gesù e la Madre, non c'è l'inizio della Chiesa, ma è, per così dire, contenuta la Chiesa, che si dispiegherà nel tempo.

Guardare a Gesù e a Maria è intuire la Trinità.

Contemplare Dio è entrare in rapporto con le tre Persone divine e volgere, contemporaneamente, lo sguardo sulla Chiesa unita nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. È l'Unitrinità: Dio è uno e trino e ci partecipa la sua vita trinitaria, nel Verbo incarnato, per Maria.

Come la presenza di Gesù fra noi si può riconoscere dagli effetti di grazia e di luce, che sperimentiamo quando siamo uniti nel suo nome, così si può riconoscere la presenza di Maria in mezzo a noi dagli accenti di tenerezza materna, che vibrano nei nostri cuori, quando, uniti nel nome di Cristo, accasiamo, in noi e fra noi, la Madre, diventando, insieme, comunità, quasi unica madre, che genera Cristo fra noi.

Siamo chiamati a vivere la vocazione mariana e materna della Chiesa, donandoci a Maria personalmente e insieme, fatti uno dall'amore scambievole, solo così nascerà una Chiesa viva, che abbia il carattere della marianità; essa sarà una mistica presenza di Maria, capace di dare Gesù al mondo.

Siamo chiamati ad essere Maria per Gesù, a generare cioè, nello Spirito, il Cristo, in tutte le epoche, fino alla fine dei secoli; l'Incarnazione, per così dire, si perpetua in noi.

Maria è immacolata, perché preservata dal peccato fin dall'inizio, noi, se ci apriamo alla grazia, saremo immacolati in forza della redenzione: è il cammino di santità che tutta l'umanità è invitata a fare al di là della sua consapevolezza. Non c'è altra strada per arrivare a Dio.

Se ci apriamo all'azione dello Spirito Santo, in un autentico cammino evangelico, non tarderemo a sperimentare che ogni maternità e paternità viene da Dio; è, in qualche modo, partecipazione alla generazione del Figlio da parte del Padre ed è, per così dire, racchiusa in Maria. Uomini e donne, tutti siamo chiamati a vivere in comunione con la Vergine Madre per generare, nello Spirito, Cristo in noi, fra noi, negli altri.

Amare così è, allora, essere se stessi, è ritrovare il proprio equilibrio originario, è risanare le ferite inflitte dalle conseguenze del peccato originale; amare è risalire, con Maria e in Maria, una china, nella quale siamo caduti, sù, sù, fino a trovare l'armonia della nuova creazione, dove la relazione più perfetta rivelatrice di Dio è quella di Gesù con la Madre, nella quale tutti noi siamo espressi e, in qualche modo, contenuti.

Maria assunta in Cielo, in anima e corpo, indica la nostra meta: quella dell'umanità redenta, pienamente liberata.

Quando sarà asciugata ogni lacrima e la morte sarà vinta per sempre, anche noi sperimenteremo la vita senza fine di cui già la nostra Mamma celeste gode ineffabilmente, ponendosi come primizia di quello che ci attende. Questa è la splendida sorte e l'eredità toccata anche a noi, in forza della redenzione operata da Cristo Signore.

Se il Figlio di Dio non si fosse incarnato e non fosse morto in croce per noi, non avremmo avuto la stupenda possibilità di accogliere in noi lo Spirito Santo, che con la sua soavissima presenza ci illumina e vivifica, conducendoci sulla via della santità fino al godimento di quella vita beata, che è già di Maria e che noi intravediamo a volte sulla terra quando ci amiamo profondamente e di vero cuore come Cristo ci ha comandato di fare.

 

 

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