DICEMBRE 2017 - Ama tutti ad uno ad uno

Punto luce dicembre 2017

Carissime e carissimi tutti,

vorrei inoltrarmi con voi in una meditazione, che ci aiuti ad approfondire la nostra vocazione cristiana come vocazione mariana. Riconoscere Gesù presente in ogni prossimo come “Figlio”, come l’ “Unigenito” ci fa capaci di amare col cuore di Maria, origine e fonte di ogni maternità e paternità; in comunione con lei, guidati dallo Spirito, siamo chiamati a diventare madri e padri di coloro che Dio ci affida. Amare così ci domanda di non entrare genericamente in contatto con l’insieme, ma con la persona, con ogni persona che incontriamo nel presente.

Solo Maria e lo Spirito Santo possano guidarci su questa strada, che “marianizzandoci” ci fa capaci di “generare” Gesù nei e fra i cuori.

Andiamo, allora, avanti insieme in questo cammino di santità che è via di Bellezza.

Il testo che segue, nel quale accenno anche alla mia esperienza personale, spero possa esservi di luce in questo cammino.

Restandovi unita, in Gesù e Maria,

sr. Nunziella

 

LA MADRE

Se viviamo, intensamente, la nostra vita cristiana, tutti, indistintamente, uomini e donne, siamo chiamati ad amare in modo da generare Cristo nei e fra i cuori. In comunione con Maria, tutto di lei ci viene, gradualmente, partecipato, in un certo modo, persino nella nostra corporeità, e diventiamo, un po' per volta, vergine madre; veniamo, per così dire, liquefatti in lei, ci sciogliamo al calore dello Spirito…, ma questo non è frutto di virtù. La maternità umano-divina della giovinetta di Nazareth ci viene partecipata, …è quanto anch'io ho sperimentato: mi sono ritrovata un giorno a sentire vibrare un cuore di madre nella piccolezza della mia persona; ho intuito qualcosa di quell'abisso di tenerezza che è il rapporto tra Gesù e Maria, ho percepito lei in me e me in lei, ho così imparato ad amare il Figlio col cuore della Madre, in comunione con lei; l'incontro con ogni prossimo è diventato per me l'incontro col Figlio, con l'Unigenito: Cristo Gesù.

In Maria, istruita da lei e dallo Spirito, ho scoperto così la mia vocazione cristiana come vocazione mariana: quella di essere madre di Gesù, piccola accanto a Maria, anche se in lei, piccola perché il Calvario era per me ancora lontano ed ero, per così dire, immersa nell'incanto di Nazareth…, in un tripudio di gioia e di trepidazione, ho allora osato chiamare Gesù: «Figlio mio!».

«Chi fa la volontà del Padre mio, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,50). Chiamare Gesù: «Figlio mio!», ha significato riconoscerlo tale in ogni persona, a cominciare da coloro che Dio mi metteva accanto; da quel momento è cambiata la relazione col mio prossimo. Altro è, infatti, amare Cristo presente in ciascuno, altro è amare il proprio «unico Figlio», in ogni persona che Dio ci fa incontrare.

Maria non ha tanti figli, ma uno solo, l'Unigenito, e ogni figlio è unico nel Figlio.

Dallo Spirito veniamo resi capaci di attingere a quell'oceano di tenerezza con cui quest'amabile Madre ama ciascuno.

«Chiedendo a Maria di trattare il discepolo prediletto come suo figlio, Gesù […] vuole dare alla maternità di Maria la più grande estensione. Sceglie perciò Giovanni come simbolo di tutti i discepoli che egli ama. […] Inoltre, dando a questa maternità una forma individuale, Gesù manifesta la volontà di fare di Maria non semplicemente la madre dell'insieme dei suoi discepoli, ma di ciascuno di loro in particolare, come se fosse il solo suo figlio, che tiene il posto del suo unico Figlio» (San Giovanni Paolo II).

Come il Verbo ha assunto tutta l'umanità, perché è diventato veramente un uomo preciso, storicamente individuabile, così Maria è madre di tutti, perché è stata madre di uno solo: Gesù…, per lei l'unità col Cristo storico è la finestra spalancata sul Cristo mistico, ritrovato ancora in una persona concreta: Giovanni.

«È essenziale della maternità il fatto di riferirsi alla persona. Essa determina sempre un'unica e irripetibile relazione fra due persone: della madre col figlio e del figlio con la madre. Anche quando una stessa donna è madre di molti figli, il suo personale rapporto con ciascuno di essi caratterizza la maternità nella sua stessa essenza. Ciascun figlio, infatti, è generato in modo unico e irripetibile e ciò vale sia per la madre che per il figlio. […]

Si può dire che la maternità "nell'ordine della grazia" mantenga l'analogia con ciò che "nell'ordine della natura" caratterizza l'unione della madre col figlio. In questa luce diventa più comprensibile perché nel testamento di Cristo sul Golgota la nuova maternità di sua madre sia stata espressa al singolare, in riferimento ad un uomo: "Ecco il tuo figlio"»(San Giovanni Paolo II).

Si comprende perché non sia possibile partecipare alla maternità di Maria verso il Cristo mistico fuori dal rapporto concreto col prossimo che incontriamo.

La parte è tale se, per così dire, è il tutto, se sta in relazione con l'insieme e lo rende presente: se vedo un ramo di un albero da una finestra, dico: «Là c'è un albero!». Ogni uomo, ogni donna è sacramento del Cristo totale: in ogni prossimo non incontriamo un «figlio», ma il Figlio; eppure è anche vero che entriamo in relazione con una persona precisa, segnata da determinate caratteristiche, con cui dobbiamo metterci in relazione in modo adeguato e non generico e uguale per tutti. Solo così, possiamo attingere al mistero totale, diversamente la conoscenza esperienziale del Dio incarnato ci sfuggirà per sempre.

Quando ci diamo a Maria, consacrandoci a lei interamente: corpo, anima, facoltà, doni di natura e di grazia, allora questa Madre dolcissima si dà a noi, a ciascuno di noi, e ci dà, per così dire, il suo cuore, per amare il Figlio presente nell'Eucarestia, …nel prossimo, …nell'umanità, …ovunque e sempre.

Se Gesù può dire di sé: «Chi vede me, vede il Padre mio» (cfr. Gv 14,9), la Vergine può quasi dire di sé: «Chi vede me, vede lo Spirito Santo», dato il suo inscindibile rapporto col Paraclito. Per essere Maria, dobbiamo, allora, farci servi dell'Amore, che è lo Spirito, restando, in qualche modo, nascosti e conosciuti solo da Dio, amando in lui, tutti e ciascuno.

Siamo chiamati ad amare coloro che Dio ci affida e le persone che incontriamo con un cuore di madre, facendoci quasi vivere da Maria; in lei e con lei, lo Spirito Santo ci darà di amare con l'Amore, generando Gesù nei e fra i cuori.

sr. Nunziella Scopelliti, Maria, incanto e mistero, Effatà 2016, 45-48.

NOVEMBRE 2017 - Da dentro gli occhi di Maria

LASCIARSI VIVERE DA MARIA

Per tanto tempo, nella tradizione cristiana, la Madonna è stata vista come un modello da imitare, compendio di ogni santità, pienezza di ogni virtù. Una simile concezione, ancorata ancora al piano etico, ha rischiato di porre la vita cristiana in una tensione morale dipendente ancora dai nostri sforzi personali, senza agevolare sempre l'entrata nell'esperienza di Dio «per Maria»; altro è, infatti, imitare il modo di essere della creatura più perfetta che sia mai esistita, altro è farci vivere da lei.

Si tratta di porsi in un atteggiamento interiore di perfetta accettazione di sé e dei propri limiti, che, nell'attuazione del «rinnega te stesso» evangelico (cfr. Mt 16,24), predisponga la persona a darsi interamente a Maria come sua «schiava»[1], secondo san Luigi Maria Grignion di Montfort, o sua «cosa» o «proprietà»[2], secondo san Massimiliano Maria Kolbe…

Corpo, anima, facoltà, doni di natura o di grazia, tutto va dato a questa Madre dolcissima, perché ne usi liberamente, perché sia lei ad agire in noi e non più noi. Un atto di consacrazione così pieno e assoluto presuppone, però, una presa di coscienza del mistero di Maria e del suo ruolo nella storia della salvezza.

Maria non può comprendersi senza comprendere Dio, di cui è perfettissima immagine creata, e Dio è Amore.

Lasciarci vivere da Maria è dono di grazia; possiamo soltanto predisporci a ricevere un simile favore, ma niente di più - «Ogni dono perfetto viene dall'alto» (Gc 1,17) -; se, però, Dio si degna concederlo, allora si apre per l'anima un orizzonte sconfinato, il cammino si fa agevole, le prove diventano giogo soave. Occorre, però, essersi determinati, in modo inequivocabile, per l'Amore, che solo fa comprendere il mistero di Maria. Non si tratta di fare la nostra parte, pronti a perdere ogni nostro piano, ogni nostro progetto davanti all'intervento di Dio che ci supera, ma di aderire all'Amore nel silenzio di noi.

Dobbiamo lasciarci portare dalla grazia, essere vuoti interiormente, poveri di spirito, vivendo il nulla di noi continuo, senza progetti, senza pensieri, senza nemmeno il "nostro" amore per Dio, perché egli viva in noi; così si diventa Maria: è il dono di sé totale esigito dall'amore, che Gesù crocifisso ci ha rivelato nel suo abbandono sulla croce.

Dio non va amato col nostro amore, ma con l'Amore. Da noi stessi non possiamo neanche dire: «Padre»… e l'Amore è una Persona: è lo Spirito; non c'è, allora, strada più veloce per amare Gesù, se non quella di affidarci all'Amore stesso: al Paraclito; è, però, difficile per noi l'accesso diretto allo Spirito, senza una quasi personificazione sensibile che ce lo riavvicini; è così che la mia anima, agognando a una profonda relazione con Gesù, intuendola nello Spirito, si è imbattuta in Maria. In quel momento la mia vocazione si è illuminata e mi sono scoperta chiamata a essere Maria per Gesù. Il mondo mi è apparso come un grande deserto, in cui c'erano solo Gesù e Maria e in loro tutta l'umanità e tutto il cielo con la Trinità.

La Vergine è, per così dire, la relazione con Gesù, in lei lo Spirito ama il Figlio con accenti di umana tenerezza; in lei è il senso di una vera unità con Dio e con l'intera umanità.

In Maria e con Maria, siamo tutti chiamati a vivere la comunione con Cristo presente in ogni prossimo, amandolo come l'Unigenito; essere Maria per Gesù è, allora, il senso profondo della nostra vocazione cristiana.

Un'ulteriore spiegazione di questa intuizione potrebbe essere questa: Maria, dopo la morte e la resurrezione di Gesù, resta nel mondo, portando il Figlio nel suo cuore; nessuno come lei sa dove trovarlo: nell'Eucarestia, nella Parola, in Giovanni, negli altri apostoli e discepoli.

La Desolata cerca suo Figlio, lo ama in ciascuno dei suoi fratelli e sorelle, è la sposa del Cantico che grida: «Ho cercato l'amore dell'anima mia» (Ct 3,1), prendendo dentro questo amore per lui tutta l'umanità: è Maria per Gesù.

Ancora oggi Maria, vivente in chi si lascia marianizzare dalla sua presenza, cerca suo Figlio in ogni prossimo e nell'umanità piagata del nostro tempo e ingloba tutti e ciascuno in questa sua relazione con Gesù: è Maria per Gesù.

All'amore della Madre risponde quello del Figlio: egli è per lei; ci è lecito supporre che, sotto la croce, egli le abbia affidato Giovanni per poter avere ancora, accanto a sé, la Madre nel suo Corpo mistico, nei suoi, là dove egli sarebbe stato da allora in poi.

Gesù, presente in ogni uomo e in ogni donna di ogni tempo, vuole ancora oggi la Madre accanto a sé.

In noi la Vergine Madre vive la sua mistica maternità verso il Cristo totale.

La percezione di questa realtà mi ha rivelato il ruolo di Maria come Mediatrice tra noi e Gesù; è stata per me una grazia intuire questa sua funzione ed impostare, a partire da essa, il mio cammino spirituale.

«Persa» nella Vergine Madre, quasi «inghiottita» da lei, ho provato a fissare il mondo da dentro gli occhi di Maria, guardando l'invisibile, come lo vede lei; il mio cuore ha cominciato a battere immerso nel suo e ho compreso che amare da discepola è ben diverso che amare da madre. Se, per esempio, guardo il prossimo con l'amore di una discepola, vedo in lui Gesù, ma se lo guardo da dentro gli occhi di Maria, con lo sguardo di lei, dico: «Ecco mio Figlio!»; così, se ammiro un albero o un fiore, con la riconoscenza di una figlia di  Dio, posso pensare che sono stati creati in dono per me, ma se li guardo da dentro gli occhi di Maria, posso dire loro: «Sarete ricapitolati in Cristo, Figlio mio».

Ho così imparato a lasciarmi vivere da Maria, momento per momento.

È bello affidarsi a questa incomparabile Madre, perché ci conduca, passo passo, nel nostro cammino, guardando persone e cose da dentro i suoi occhi; se così faremo, vedremo che la prospettiva della nostra vita cambia e scopriremo che cosa vuol dire amare tutti e ciascuno con un cuore di madre fino ad essere Maria per Gesù, partecipi della sua esperienza di vita, tutta ordinata a Cristo Gesù.

 

[1] Cfr. san Luigi M. Grignion di Montfort, o.c..., n. 55.

[2] San Massimiliano Kolbe, Chi sei, o Immacolata?, Ed. Monfortane, Roma 1982, p. 72.

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