Intervista a sr. Nunziella Scopelliti, fondatrice delle Suore del Bell'Amore

Intervista pubblicata su CNTN, a cura di Katia Mammana.

1.    Che bisogno c'era di un nuovo Istituto nella Chiesa, esistono così tante, forse troppe, realtà religiose. 

Se qualcuno, camminando in un bosco, scoprisse in mezzo al fogliame  un nuovo fiore a lui sconosciuto, certamente non direbbe: "Che bisogno c'era di un nuovo fiore in natura, ne esistono già così tanti". Forse, all'umana, quel fiore nascosto nel verde, non visto da nessuno, può sembrare inutile, esso però è là solo per glorificare Dio che l'ha creato e che nella sua creazione è sempre largo e munifico, così come lo Spirito Santo non cessa di esserlo con la Chiesa, colmandola di sempre nuovi doni. Se poi anche un piccolo moscerino cambia l'equilibrio del cosmo, forse anche un nuovo Istituto può cambiare l'equilibrio della Chiesa. 

2.    Nella Chiesa esistono Istituti dedicati alla SS. Trinità, alla carità, ecc…: perché Bell'Amore? C'è una teologia, cosa si vuole dire con questo nome? 

Il Bell'Amore è Dio Trinità: Padre, Figlio, Spirito Santo, comunione e armonia senza fine; Dio è bellezza, con questo nome si vuole dire che Dio non è solo buono e vero, ma anche bello, perché è Amore… Amore bello, quello che tutti cerchiamo e di cui Gesù ci ha resi partecipi, incarnandosi e morendo in croce per noi. 

3.    Le Suore del Bell'Amore non sono conosciute: come spiegare con il linguaggio della gente il loro carisma. 

Più che di carisma mi piace parlare di vita secondo lo Spirito. Gesù prima di morire ci ha dato il suo comandamento: quello di amarci scambievolmente, come lui ci ha amati, cioè fino al punto di dare la vita per gli altri come egli ha fatto (cfr Gv 13,34). L'amore reciproco, che come cristiani dobbiamo avere gli uni per gli altri, deve essere caratterizzato da quel come, solo così possiamo giungere a sperimentare l'unità fra noi, unica testimonianza credibile per gli uomini e le donne del nostro tempo e di tutti i tempi. Se non diventiamo comunità, persone che vivono in comunione, che danno e ricevono amore, nel rispetto di ogni sana distinzione, non possiamo vivere il comandamento di Gesù, che vuole renderci partecipi dell'Amore trinitario: armonia e bellezza suprema della vita di relazione del Padre col Figlio nello Spirito. Questa comunione trinitaria è ciò che, nonostante i nostri limiti, cerchiamo di vivere e testimoniare nelle nostre comunità, per contribuire così a rendere più viva l'unità della Chiesa e portare il mondo a credere (cfr Gv 13,21). 

Nella nostra via di santità, Maria ha un posto importante, non è per noi una devozione, è la Mamma con cui viviamo in comunione, partecipando alla sua vita, quasi lasciandoci vivere da lei per essere una presenza mariana nella Chiesa e nella Società, e si sa che dove arriva la mamma arriva il calore, la tenerezza, la libertà e tanti nodi si sciolgono. 

Lo spirito del Bell'Amore è anche una visione liberante della nostra corporeità. Gesù è venuto a salvare tutta la persona umana, anima e corpo, siamo chiamati ad amare Dio e il prossimo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze (cfr Dt 6,5), senza scartare nulla, imparando ad orientare tutte le nostre energie per essere persone libere e unificate interiormente. 

Il Cardinale Pappalardo ha definito lo spirito dell'Istituto come la spiritualità dell'ecclesialità, come tale tutti, a mio avviso, possiamo viverla, per rendere così più bella e armoniosa la Chiesa, guidati nella via della Bellezza, da Maria, che può ridare il senso del bello a un mondo che ne ha spesso perso il gusto. 

4.    Cosa fate nella vostra vita, quali sono i punti di riferimento della quotidianità. 

Viviamo del nostro lavoro, senza nulla chiedere ai nostri contemporanei, se non l'aria che tutti respirano e il fardello che tutti portano, condividendo con loro, secondo le nostre forze, tutte le fatiche e i rischi del viaggio della vita. Ci inseriamo nei vari campi della professionalità secondo le nostre diverse competenze. La nostra testimonianza si fonda sui valori del Vangelo vissuto in comunità e proposto anche agli altri come via possibile in tutte le variegate situazioni in cui possono trovarsi e che del resto conosciamo spesso anche per esperienza diretta. Non abbiamo delle opere nostre, cerchiamo di vivere la carità reciproca in comunità, nella quotidianità, intavolando rapporti di comunione con coloro con cui veniamo in contatto. 

5.    Qual è il senso della modernità dell'Istituto? 

Spero che l'Istituto sia moderno com'è moderno il Vangelo, sempre antico e sempre nuovo. 

6.    Se c'è un Bell'Amore, perché la Chiesa non è affascinante? 

Di Gesù è detto nella Scrittura che è il più bello dei figli degli uomini (cfr Sl 45,3), eppure, sulla croce è colui davanti al quale ci si copre la faccia, perché non ha apparenza né bellezza (Is 53,2); questa contraddizione è anche quella della Chiesa, corpo mistico di Cristo, santa e immacolata nei suoi santi, eppure portatrice del peccato degli uomini come Gesù crocifisso.

La preghiera

Risposte pubblicate nel numero 9/10 del 2006 della rivista Il Cenacolo, in occasione della trattazione di vari temi sulla preghiera.

1. Puoi spiegarci in modo semplice che cos'è la preghiera?

È "stare" con Dio, amandolo. Amare è stare con la persona amata, non basta fare qualcosa per lei. Le opere possono dimostrare l'amore, ma ci può essere amore senza opere, come del resto possono esserci opere senza amore. Spesso, anche nell'amore umano, c'è un momento in cui siamo chiamati ad amare senza fare niente: può essere il momento in cui una persona cara sta male fisicamente o spiritualmente e restiamo impotenti davanti a lei, o anche il momento in cui sta bene, ma vive situazioni e circostanze, per cui non possiamo partecipare concretamente a quello che fa.

L'amore come tale, l'amore in sé è l'operazione più perfetta. La preghiera è amore, è la comunione con Dio vissuta, è "stare" con lui anche in mezzo alle occupazioni quotidiane. 

2. Nella via dell'Amore, propria dello spirito del Bell'Amore, possiamo incontrare le purificazioni tipiche di altri cammini di santità?

Anche nella nostra specifica via di comunione, ispirata allo spirito del Bell'Amore, certe purificazioni sono necessarie. Possono giungere dopo un primo periodo di entusiasmo e di consolazioni, a volte dopo qualche anno da quando abbiamo cominciato a vivere con questo rinnovato impegno evangelico. Dio conduce ciascuno/a in modo molto vario, ma il camminare "insieme" sulla strada della santità ci aiuta non poco a superare certe prove.

3. Possiamo anche noi ritrovarci a vivere la notte dei sensi?

Sì, certamente.

4. Quanto può durare la notte dei sensi?

Da uno, due anni, fino a venti, trenta, cinquant'anni, a seconda del piano di Dio su ciascuno/a e della nostra generosità. In questo campo non ci sono leggi, a volte, ci possono essere dei periodi di purificazione, che si alternano a momenti di consolazione. A volte certe prove passano perché Dio ce ne fa vivere di nuove; è certo, però, che finché non siamo purificati da tanti impedimenti interiori, non possiamo sperimentare il regno di Dio dentro di noi.

5. Ci hai parlato, in termini molto belli, dell'esperienza dell'unione con Dio, che una persona può ritrovarsi a vivere dopo la cosiddetta "notte dei sensi", quanto può durare quest'esperienza o questo periodo della vita?

Anche venti, trent'anni, ma, in questo campo, non ci sono norme, anche la notte della purificazione può durare tanto o poco o intersecarsi con periodi di consolazione. Il cammino della santità è vario ed originale.

6. Certe sofferenze sono, a volte, così vive da toglierci lo slancio, che cosa ne pensi?

La percezione o il ricordo troppo vivo del patire significa solo che la memoria, i sensi, le facoltà non sono ancora purificati, l'amore cancella il peso della sofferenza.

7. Secondo te la preghiera contemplativa è per tutti/e o è riservata a pochi?

Santa Teresa d'Avila1 dice che Dio chiama tutti/e alle più alte vette della contemplazione, e io la penso come lei.

8. Cosa ci consigli per superare le prove e assecondare l'azione di Dio?

A volte, il Signore stesso davanti a una prova può permettere che ci sorprenda un'altra più grande, e così quella precedente passa.

Non ho consigli da dare per superare le prove: basta amare Gesù crocifisso in ogni dolore, e si sperimenta che, spesso, i dolori spirituali si dileguano come neve al sole e quelli fisici si addolciscono.

9. Per giungere alla santità ci vuole sempre tanto tempo o c'è qualche scorciatoia?

Dio può condurre alla più grande santità, anche nei pochi minuti precedenti la morte, se ci si abbandona a lui e si accetta la sua volontà offrendogli la vita con amore. Ci sono santi che sono giunti alla santità da piccoli, penso a san Tarcisio, da giovani, penso a santa Teresina, o altri, che hanno vissuto una lunga vita, come sant'Alfonso Maria de' Liguori, come Giovanni Paolo II. Dio è veramente vario nei suoi santi. Quanto alla "scorciatoia" penso che questa possa essere "Maria". La Mamma celeste ci conduce a Gesù, è per noi una specie di "scorciatoia".

1 Santa Teresa D'Avila, Vita di Santa Teresa di Gesù, capitolo 34, § 9-12, in Opere, Postulazione generale O.C.D., Roma 1992, pp. 346-348.

La santità

Palermo, settembre 2006. Risposte pubblicate nel numero 9/10 della rivista Il Cenacolo.

1. Puoi dirci con poche parole in che cosa consiste la santità?

Nell'amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze e tutto e tutti/e in lui.

2. La santità, secondo te, è per tutti?

Certamente! Siamo tutti/e chiamati alla santità. "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo" (Lv 19,2), così dice la Parola di Dio.

La santità è opera dello Spirito Santo, santificatore delle nostre anime. Dio può perfino farci stare male, facendoci percepire, con la sua luce, i nostri limiti, per spronarci a camminare. Lo Spirito ci illumina, ci purifica, ci consola e ci porta all'unione con Dio.

3. Si può essere santi conducendo una vita normale?

Sì, si può essere santi/e, facendo cose normalissime. La santità è fare piccole cose con grande amore. Non conta quello che facciamo, ma come lo facciamo.

Il tempo

Palermo, primavera del 2002. La Madre risponde ad una giornalista che scrive su La Stampa, che le chiede una definizione della categoria del tempo.

1. Puoi darci una definizione del tempo?

Il tempo è l'attesa dell'Eterno già presente nel presente; è il dispiegarsi della manifestazione del Bell'Amore che è Dio nel contingente e la sua visione come in uno specchio in attesa dell'Eterno presente.

L'Istituto e la spiritualità del Bell'Amore

In occasione dell'Oscar per la Cultura, l'Arte e il Turismo offerto alla Madre, a Messina, dall'Associazione Internazionale Amici della Sapienza e dal Centro giovanile Unesco siciliano, le sono state fatte alcune domande sulla nuova Fondazione; ecco il testo dell'intervista del 5 dicembre 2001.

1. Qual è l'opera più significativa dell'Istituto?

L'Istituto non si qualifica a partire da un'opera sociale o caritativa, pur essendo le religiose impegnate (anche con lavori e inserimenti qualificati) nelle strutture sociali ed ecclesiali, in ambiti diversi, e precisamente in quello sanitario, pastorale, assistenziale, nell'insegnamento, nell'accoglienza ai migranti e nell'impegno pastorale presso di loro, soprattutto a Monaco di Baviera. Più che opere proprie, l'Istituto ha delle attività proprie, che consistono nell'organizzare, all'interno delle sue strutture o altrove, incontri di vario tipo per agevolare la comunione tra le persone di varia età, nel rispetto di ogni distinzione, a cominciare da quella fondamentale: uomo-donna. La promozione della donna, il rispetto dei ruoli e delle funzioni di ogni persona nell'armonia dell'insieme, l'unificazione della persona umana e delle sue energie affettive e psico-fisiche, ordinate all'Amore, sono elementi fondamentali dell'itinerario formativo proposto dall'Istituto stesso a chiunque desideri percorrere un cammino di crescita spirituale ed umana, alla luce della spiritualità del Bell'Amore. 

Tale spiritualità e la visione della società, della cultura, dell'arte, del lavoro ad essa sottintesa sono il vero contributo, che l'Istituto vuol dare a chiunque desideri ritrovare, nella sua vita, quell'armonia, che solo l'apertura all'Amore, che è Dio, può dare.

In una società, che parla d'amore e crede di sapere cos'è l'amore, la nuova fondazione si pone come segno e sfida per ricordare che l'Amore spesso snobbato da tanti è, in realtà, la più grande aspirazione del cuore umano e insieme il più grande mistero.

Tutti sappiamo cosa non è l'Amore, ma cos'è l'Amore, meglio chi è l'Amore?

L'Amore è Dio stesso, l'uomo e la donna ne possono partecipare in Cristo redentore, trovando per questa strada la risposta alla più grande aspirazione della persona umana: VIVERE, VIVERE e non morire, vivere per sempre fino a risorgere con la propria carne.

Non di rado, anche inconsciamente, desideriamo una spiritualità, che dia spazio alle esigenze psico-fisiche del nostro corpo; desideriamo la salvezza davanti alle angosce e alle ansie di un mondo, che spesso ci minaccia.

In ciascuno di noi c'è un'ansia di bellezza, un bisogno di armonia, quasi paradiso perduto; non di rado è la Vergine Madre col Bimbo tra le braccia, che ispira i più grandi artisti; in Lei non c'è, probabilmente, soltanto la fonte di una devozione, spesso, sorpassata, ma il segreto di una vita nuova, che può condurre sul sentiero della pace i cuori dei singoli e l'umanità del terzo millennio.

2. Qual è il contributo specifico dell'Istituto delle "Suore del Bell'Amore"?

Il contributo specifico dell'Istituto è l'offerta di una spiritualità vivibile da tutti; essa educa alla convivenza e alla comunione, nel rispetto di tutte le distinzioni, promuove i valori della femminilità e sviluppa le energie vitali psico-fisiche della persona umana, in una prospettiva positiva e liberante.

3. Quali sono i punti fondamentali della spiritualità del Bell'Amore?

I punti cardini sono tre:

1. La comunione trinitaria.

Dio Trinità è un mistero, che non si può spiegare, né capire con la ragione, ma che si può, invece, comprendere e sperimentare col cuore e con la fede, fino a trovare in Lui il fondamento di una vera rivoluzione sociale, fondata su autentici rapporti di comunione tra persone, nazioni e popoli differenti.

2. Maria.

Maria non è solo una splendida statua messa in una nicchia, né un'immagine ricorrente nell'arte, né un ricordo nostalgico della pietà infantile, è, invece, la spiegazione più profonda della vocazione di ogni uomo e di ogni donna, che vive in questo mondo e può trovare in Lei il senso vero della sua vita: generare Amore e, ...se è cristiana...: generare, ancora oggi, Cristo nei e fra i cuori: Chiesa viva.

3. Il corpo umano.

Il corpo umano non è qualcosa di cui vergognarci, né un peso da portare dietro, né un oggetto di piacere, né un idolo edonistico, è, invece, la possibilità di partecipare all'esaltante mistero della redenzione, passando per la morte ormai abitata e trasformata da Cristo Crocifisso, in entrata nella Vita eterna.

Il Vangelo della carità

Sr. Nunziella puntualizza qui alcuni contenuti relativi al Vangelo della carità, su cui ha scritto un Punto luce il 4 novembre 1999.

1. Puoi spiegarmi un po' di più cosa intendi, concretamente, quando inviti ad amare "tutti ad uno ad uno"?

È consueto sperimentare, in molti ambienti, una certa dispersione e confusione: si cerca di badare a più persone per volta, si parla contemporaneamente, si tenta di ascoltare tanti/e nello stesso momento; così non si riesce ad amare nessuno bene. L'esperienza dimostra che se, nel concreto, si vuole prestare attenzione a più persone o a più realtà contemporaneamente, non si può seguirne nessuna con tutte le proprie forze e facoltà.

Se vogliamo imparare a vivere in pienezza la carità, dobbiamo educarci ad amare tutti e ciascuno senza divisioni o frazionamenti, con totalità. Persino quando parliamo con gli altri, dovremmo essere così attenti, da saper ascoltare anche il linguaggio non verbale dei nostri interlocutori, senza preoccuparci tanto di quello che vogliamo dire, quanto piuttosto di ciò che li interessa e aiuta a crescere.

Al fratello o alla sorella, che ci sta davanti nel momento presente, va data la nostra totale attenzione. È facile amare coloro che abitano lontano, in altri continenti, difficile è amare chi ci sta vicino, chi ci stanca e sollecita inopportunamente.

Quando entriamo in contatto con qualcuno, dobbiamo rivolgerci a quella persona, senza pensare alle altre di prima o a quelle che incontreremo dopo. Questo farci totalmente presenti agli altri domanda una vera capacità di fare silenzio interiormente, sapendo ascoltare senza pensare subito a soluzioni da dare, senza impazienza o fretta, senza neanche l'ansia di aiutare o consolare l'altro/a. Si tratta, in fondo, di rinnegare noi stessi per amare ciascuno/a con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze (cfr. Mt 22,37). Così facendo, potrà succedere di discernere, più facilmente, i suggerimenti dello Spirito circa la risposta da dare, oppure il nostro semplice ascolto sarà aiuto efficace per sostenere l'altro/a.

2. A volte mi trovo sollecitata da vari inviti o da mille richieste da parte degli altri, come fare a capire qual è la persona che Dio vuole che io ami nel momento presente?

Per capirlo basta imparare a seguire le indicazioni di Dio, che ci guida sia interiormente, sia attraverso la sua Parola, i suoi comandamenti, le circostanze...

Per esempio, per una studentessa, alle otto e trenta del mattino, sarà forse volontà di Dio amare le sue compagne e i suoi professori a scuola e non un'amica nel corso principale della città; non così in un'altra ora...

Non si tratta comunque di cosa facile, bisogna imparare a vivere in atteggiamento di discernimento costante.

3. Ma fino a che punto dobbiamo amare in certe situazioni veramente difficili?

Gesù ci ha amati fino alla morte e alla morte di croce. Egli ha dato la vita per noi; non diversamente ci chiede di amarci.

"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13).

La misura dell'amore è di essere senza misura.

La vocazione all'Amore

Il 24 aprile del 1999, in occasione della Domenica del Buon Pastore che coincideva con la Giornata mondiale delle vocazioni, sr. Nunziella è stata invitata, da padre Giovanni Liotta, ad una trasmissione televisiva in onda su Tele Scout Europa, emittente diocesana con sede a Misilmeri, in provincia di Palermo.

1. Il Signore chiama perché ci ama, tu nel tuo specifico ambito vocazionale come hai percepito l'Amore di Dio e in che modo l'hai interpretato come specifica vocazione?

Se debbo accennare alla mia esperienza in relazione all'amore di Dio debbo rifarmi alla mia giovinezza, al momento in cui c'era la contestazione giovanile e io ero una figlia di questa generazione. Assetata di verità mi sono iscritta in Filosofia e ho frequentato l'Università di Messina perché desideravo spiegarmi la verità su Dio e sulla persona umana. A contatto con filosofie varie e anche con correnti di pensiero non ispirate al Cristianesimo... atee, a contatto col marxismo, con varie ideologie, ho capito che la filosofia coglieva delle verità parziali, ma la Verità era altrove e l'ho scoperta nella Rivelazione. A un certo punto, la percezione di Gesù e, in modo particolare, di Gesù crocifisso mi ha fatto cogliere e comprendere la Chiesa e l'umanità in un altro modo, cioè ho capito che il vero Crocifisso non è certo quello che si può vedere nelle nostre Chiese, ma è piuttosto presente nella sofferenza: era presente in quella mia epoca così travagliata, nella ricerca dei giovani, nello smarrimento del senso dei valori, che oltre tutto caratterizza ancora oggi la nostra società... spesso, era presente ed è presente nei dolori della Chiesa, e allora ho sentito, ho come percepito lì la presenza del Crocifisso che mi chiedeva di non lasciarlo solo nella Chiesa e ho sentito che dovevo rispondergli, che dovevo dargli la mia vita per esprimere nel mondo, nella società che Dio c'è e che la Bellezza, che è Dio, può salvare il mondo.

2. Qual è il tuo progetto di testimonianza nella società dei nostri giorni?

Spero che sia quello di Dio su di me e sull'Istituto delle Suore del Bell'Amore di cui mi ha fatto strumento. Si può esprimere semplicemente col nome stesso dell'Istituto e degli stessi Cenacoli del Bell'Amore, realtà laicale collegata con l'Istituto stesso: Bell'Amore, Amore bello. "Bell'Amore" significa per me Dio stesso, la comunione trinitaria, l'armonia perfetta delle Persone della Trinità. Spesso abbiamo sentito parlare della Trinità come di un mistero difficile da capire, bellissimo, che bisogna solo credere, ebbene in fondo le Suore del Bell'Amore vorrebbero essere un segno bello, spero gioioso, che ravvicina il mistero, che lo fa cogliere un po' di più, in fondo quello che conta è cogliere che Dio è Amore, e che questa vita d'amore che lega il Padre e il Figlio nello Spirito è la stessa vita che Gesù ci ha donato. Ma perché spesso non riusciamo a sperimentarla? Perché non ci apriamo sufficientemente al dono di Dio e il dono di Dio, che è la comunione portataci da Gesù nello Spirito, ci domanda il rispetto delle distinzioni: accettare di essere uomo e donna, di nazioni diverse, gialli, neri, con una cultura o con un'altra, fare in modo che le differenze, insomma, invece di servire a dividerci e a farci fare la guerra, servano ad aiutarci e diventino un unico patrimonio dell'unica umanità dove la variegata ricchezza serva per l'unica armonia: l'Amore bello che è la vita di Dio con gli uomini e con le donne di questo secolo e di tutti i secoli, la vita dell'umanità con Dio, la vita di Dio con l'umanità, il Verbo incarnato, Dio con noi, noi in Dio.

Il discernimento personale

Domande e risposte pubblicate nel numero di maggio del 1996 della rivista Il Cenacolo.

1. Suor Nunziella, come possiamo fare per riconoscere la presenza dello Spirito in noi?

La presenza dello Spirito si riconosce dai suoi frutti: la gioia, la pace, la benevolenza verso gli altri, un senso di liberazione... la bontà, il dominio di sé (cfr. Gal 5,22). Quando si verificano queste condizioni nei e fra i cuori, lì è presente lo Spirito, che non opera mai nel turbamento e nell'agitazione.

2. Perché, secondo te, la distensione fisica è tanto importante per compiere bene la volontà di Dio?

Perché se tu vivi con sforzo, con tensione, dicendo a te stesso: "Voglio comportarmi bene...!", è la volta buona che non ce la fai e perdi la pazienza. Quindi prima di agire, di decidere..., se è il caso, rilassati, respira profondamente, pensa solo a scegliere l'Amore e a nient'altro. Con queste disposizioni sarà per te più facile discernere la volontà di Dio e compierla. 

3. A volte, anche nelle piccole scelte della vita quotidiana, dopo aver cercato di discernere la volontà di Dio e aver preso una decisione, subito dopo può, per esempio, venire in mente un'altra idea, che contrasta con la prima decisione e spesso ci turba; che fare?

Nel momento in cui ci siamo determinati per fare qualcosa di buono: aiutare qualcuno, fare un servizio..., spesso capita che una "seconda voce" interiore ci frena: ci ritroviamo, allora, a dire a noi stessi: "Ma chi ce lo fa fare. È meglio non esporsi! Andiamo cauti!" ecc. Questa "voce" non va ascoltata.

Personalmente, ho trovato un modo per risolvere la difficoltà rivolgendomi a Gesù. Egli che, per così dire, è esperto in crocifissioni, saprà ben crocifiggere in lui il mio "uomo vecchio" (cfr. Rm 6,6): per questo gli dico: "Gesù, caso mai mi sbagliassi, se non avessi colto bene le indicazioni dello Spirito Santo, bloccami tu; fa' in modo che io non la dia vinta al mio uomo vecchio". Detto questo, agisco, con decisione, senza dare ascolto a quei ragionamenti, che potrebbero frenarmi e togliermi la scioltezza nel compiere la volontà di Dio.

La scelta dell'Amore

Risalgono all'aprile del 1996 le risposte qui riportate e già pubblicate nella rivista Il Cenacolo, sul tema La scelta dell'Amore, nel numero 2/3 di quello stesso anno.

1. Sr. Nunziella in che senso dici che per amare gli altri bisogna saper fare silenzio dentro di noi?

Facciamo l'ipotesi che io mi trovi davanti a una persona da ascoltare con mille idee preconcette su di lei. Se, invece di azzerare i miei pensieri, mi ricordo, proprio in quel momento, del suo pessimo comportamento del giorno prima; ammesso che quella persona voglia riscattarsi ai miei occhi con un nuovo modo di porsi nei miei confronti, sarà per me difficile crederle, se conserverò il ricordo del passato.

L'esempio fa comprendere l'importanza di non pensare ad altro e di concentrare le proprie energie nel presente per amare, con interezza, "tutti ad uno ad uno" (Presentazione alle Costituzioni).

2. Cosa potrebbe aiutarci a vivere più agevolmente la volontà di Dio di ogni momento?

Un modo per metterci bene a fuoco e aiutarci a vivere più agevolmente secondo il divino volere è quello di abituarci a ripetere, interiormente, prima di agire, soprattutto all'inizio della giornata e, spesso, prima di ogni azione: "Voglio l'Amore, voglio amare", oppure: "Con te, Maria; per te, Gesù", offrendo ogni istante della vita a Dio, a Cristo Signore, chiedendogli di assumerci in quella determinata situazione, in quel dolore, in quella gioia, in quell'atto semplice e concreto, da lui e per lui destinato a fissarsi, definitivamente, nell'eterno.

Il Silenzio interiore

Nel marzo 1996, Il Cenacolo ha pubblicato il tema Il silenzio interiore, che sr. Nunziella pone come conditio sine qua non all'inizio della via dell'Amore e di qualsiasi possibile cammino tendente alla comunione con Dio.

1. Suor Nunziella, c'è un momento della tua vita in cui hai scoperto l'importanza del silenzio interiore per giungere ad una più profonda comunione con Dio?

Circa 24 anni fa; avevo già lasciato casa per seguire Gesù, quando, attraverso un'esperienza concreta, ho compreso che per seguire Dio dovevo soprattutto lasciare me stessa: non solo i miei limiti e i miei peccati, ma anche la mia precedente conoscenza di lui, la mia spiritualità, le mie idee.

Ho percepito che Dio mi domandava di collocarmi interiormente in uno stato di costante silenzio, dove tutto in me tacesse ogni momento, per aprirmi all'ascolto di lui e non del mio io.

Avevo studiato filosofia, ero abituata a ragionare, era per me un fatto del tutto nuovo sperimentare i benefici effetti di questo silenzio interiore, che mi rendeva capace di concentrarmi nel presente, nei doveri del mio stato, negli incontri da fare, nelle faccende da sbrigare, mantenendo lo spirito e le facoltà in una sorta di raccoglimento costante, nel quale, giorno dopo giorno, mese dopo mese, ho imparato a distinguere la voce dello Spirito da quella del mio io.

2. Perché consideri il silenzio interiore il primo passo da fare per entrare nella via dell'Amore?

Non lo considero solo il primo passo, ma anche la condizione indispensabile per progredire nella via dell'Amore.

In 24 anni di esperienza, in cui mi sono ritrovata spesso a parlare agli altri, non ho mai proposto nessuna riflessione sul mistero di Dio senza prima invitare i miei interlocutori a fare silenzio dentro di loro, per accogliere quanto lo Spirito stava loro per dire, tramite o al di là di me.

Vorrei dire che il tema del silenzio interiore è per me propedeutico ad ogni altro.

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