"Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato" (Gv 15,12)

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Gesù, prima di morire, ci lascia il comandamento, che chiama suo: quello dell'amore reciproco:

"Questo è il  mio comandamento,  che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati" (Gv 15,12).

Egli non ci raccomanda di amare Dio, ma di amarci l'un l'altro. Questo ci fa comprendere l'importanza fondamentale degli altri nella nostra vita. Come possiamo, infatti, fare l'esperienza della comunione trinitaria, cioè di quell'Amore bello, che è Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo, se non amiamo e siamo riamati?

Gesù non vuole che viviamo come persone sole, senza famiglia, ma come persone unite, che si vogliono bene in lui.

Non possiamo vivere la reciproca carità da soli, dobbiamo essere almeno in due. Questo non significa che ci è permesso essere tristi e delusi, se, nonostante il nostro impegno, non ci sentiamo corrisposti nell'amore. E' più facile che gli altri ci ricambino, quando li lasciamo liberi, che quando li vorremmo conquistare alla nostra amicizia a qualunque costo.

Quello che è importante per noi è amare sempre, tutti e ciascuno, sapendo che l'amore non resta mai senza risposta. Persino nei casi più tragici, come per i martiri, che vengono odiati e uccisi, anche allora l'amore, che è per natura sua reciproco, provoca la risposta della Chiesa: quest'ultima, infatti, trascinata dal loro esempio, riacquista nuova vitalità.

Amiamo, dunque, tutti, ad uno ad uno, chiedendo a Dio che, se vuole, ci dia altri fratelli e sorelle disposti a condividere il nostro amore per Gesù e a vivere con noi il suo comandamento. Con ogni probabilità, prima o poi, saremo esauditi: l'amore è contagioso; sarà, allora, bellissimo vivere insieme, sentendo la gioia della presenza di Gesù, che illumina e riscalda, attirando tutti a sé.


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