Palermo, 8 aprile 2005

Ho seguito alla televisione il funerale di papa Giovanni Paolo II: vero momento di Dio e insieme evento storico per la Chiesa e per l'umanità.

Il papa con la sua morte è riuscito a fare quello che non avrebbe potuto fare da vivo: mettere insieme i capi di Stato a pregare per diverse ore intorno a lui.

Lo Spirito Santo conduce persone e cose all'unità, servendosi dei suoi docili strumenti.

Tutto il mondo si è riversato, in questi giorni, a Piazza S. Pietro…

Adesso attendiamo il nuovo papa.

Palermo, 30 aprile 2005

Ho accolto il nuovo papa quale dolce Cristo in terra, ho vibrato con intima commozione nel sentirlo parlare dell'ecumenismo nel suo primo discorso in lingua latina.

Mi sento profondamente interpellata dai toni fermi e decisi delle sue affermazioni.

«Alimentati e sostenuti dall'Eucaristia, i cattolici non possono non sentirsi stimolati a tendere a quella piena unità che Cristo ha ardentemente auspicato nel Cenacolo. Di questo supremo anelito del Maestro divino il Successore di Pietro sa di doversi fare carico in modo del tutto particolare. A lui infatti è stato affidato il compito di confermare i fratelli (cfr. Lc 22,32).

Con piena consapevolezza, pertanto, all'inizio del suo ministero nella Chiesa di Roma che Pietro ha irrorato col suo sangue, l'attuale suo Successore si assume come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Questa è la sua ambizione, questo il suo impellente dovere. Egli è cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il  presupposto di ogni progresso sulla via dell'ecumenismo.

Il dialogo teologico è necessario, l'approfondimento delle motivazioni storiche di scelte avvenute nel passato è pure indispensabile. Ma ciò che urge maggiormente è quella "purificazione della memoria", tante volte evocata da Giovanni Paolo II, che sola può disporre gli animi ad accogliere la piena verità di Cristo. È davanti a Lui, supremo Giudice di ogni essere vivente, che ciascuno di noi deve porsi, nella consapevolezza di dovere un giorno a Lui rendere conto di quanto ha fatto o non ha fatto nei confronti del grande bene della piena e visibile unità di tutti i suoi discepoli.

L'attuale Successore di Pietro si lascia interpellare in prima persona da questa domanda ed è disposto a fare quanto è in suo potere per promuovere la fondamentale causa dell'ecumenismo. Sulla scia dei suoi Predecessori, egli è pienamente determinato a coltivare ogni iniziativa che possa apparire opportuna per promuovere i contatti e l'intesa con i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali. Ad essi, anzi, invia anche in questa occasione il più cordiale saluto in Cristo, unico Signore di tutti».

 

(Benedetto XVI, discorso del 20/04/2005)

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