Ho un po' di tempo e ho pensato di scrivere in questo diario l'esperienza della natura che a più riprese vado facendo: mi sembra un dono prezioso.

Ricordo che ero ancora una ragazza del Centro giovanile e in quei giorni soffrivo tanto per la ricerca della volontà di Dio su di me. Dio stesso mi ha dato la forza di buttarmi nell'attimo presente come unica strada per trovarlo e fare effettivamente la sua volontà. Al buio è subentrata la pace. Stavo così quando con alcune del Centro e alcuni novizi sono partita per Maratea.

Durante il viaggio (era una giornata piovosa) sono rimasta colpita dagli alberi che vedevo davanti a me, dentro l'anima il vuoto di chi perde il proprio dolore per aderire totalmente alla volontà di Dio dell'attimo presente. Ho guardato quegli alberi e una strana attrattiva, mai provata credo, mi ha spinta a scrutare la natura: ho intuito, senza pensare, senza ragionare, che Francesco aveva capito qualcosa che io non comprendevo e che bisognava essere poveri per capire la natura.

Durante il resto del viaggio quella strana attrattiva è continuata spingendomi a guardare gli alberi, il cielo, i prati: mi sembravano nuovi, di una bellezza incomparabile; dentro mi ritornavano, quasi dette da un altro, le parole del santo: "Dove è odio ch'io porti l'amore, dove è offesa ch'io porti il perdono". Ricordo di aver chiesto a Francesco di farmi capire qualcosa di quello che lui aveva intravisto.

Il giorno dopo, a Maratea, siamo andate a vedere il mare, come mi è apparso bello!

Mi sono ritrovata a fare il vuoto davanti alla natura come sempre lo faccio o cerco di farlo in presenza di Gesù nel prossimo, non pensavo a niente, neanche che la natura fosse bella, solo guardavo amando: era come se ascoltassi, se comprendessi un discorso che i fiori e il mare mi facevano, un discorso mai sentito prima: il mistero della natura. Poi è stato come se una voce dentro mi spiegasse: "Vedi il sole, la luna, il mare, i fiori sono tutte parole di Dio".

Dopo il pranzo ci siamo rimessi in viaggio, a un certo punto ricordo che un tramonto ha attratto la mia attenzione: il sole infuocato faceva capolino tra due monti, la bellezza di quel gioco di luci e di colori mi ha colpita. È stato come se la stessa voce dentro mi spiegasse: "Tutto questo è per te". "Per me, solo per me!" Il tramonto era un dono per me. Vivevo la gioia del dono del creato fatto a me. Le parole di Francesco: "Fratello sole, sorella luna!" mi cantavano dentro. Ho sentito la certezza che il santo non aveva chiamato il sole, la luna, le stelle "sorella"… "fratello" per fare poesia, ma perché li aveva effettivamente scoperti tali.

Guardavo i monti, i prati e quasi li ascoltavo, mi "facevo uno" con loro; se dobbiamo amare sempre facendo il vuoto dentro di noi, ciò vale anche quando siamo davanti alla natura. Dentro ho sentito la spiegazione: "L'albero, il mare, il sole, la luna ti sono "fratello" e "sorella" perché siete "figli" delle stesso Padre". Ricordo che una forte commozione mi ha presa: mi ero "fatta uno" con la natura da sentirmi "creatura fra le creature sorelle". Mi sembrava di capire meglio Francesco.

Sul pulmino gli altri si sono intanto rimessi a parlare, ho perso tutto, anche il mio desiderio di raccontare quest'esperienza, non essendo il momento adatto…, e mi sono messa ad ascoltare barzellette e a ridere di cuore per tutto il tragitto.

Il viaggio a Maratea ha significato il mio primo contatto più profondo col creato; Dio ha poi approfondito la sua lezione come maestro che spiega un po' per volta i suoi argomenti.

Qualche mese dopo mi trovavo in Sicilia, a Patti, le suore avevano adornato la tavola con delle campanelle rosa per farci festa, avevamo finito di mangiare ed io, distrattamente, mentre parlavo e ascoltavo ho preso in mano uno di quei fiori e ho cominciato a tagliuzzarlo con le unghie. All'improvviso mi sono resa conto di quello che stavo facendo e una voce dentro mi ha come detto: "Fermati, questo fiore è per te". Ricordo che ho smesso di stropicciarlo e ho pensato che un dono si accoglie con gioia e con ammirazione per dimostrare al donatore che ci ha fatto piacere. Ho capito che non ero libera neanche di far appassire un fior senza motivo, non era amore. Adesso quando ci portano dei fiori cerco di curarli e di mantenerli in vita senza trascurarli: sono dono di Dio per me.

Dopo quest'esperienza ho pensato a Maria in una luce nuova: mi è sembrato che nessuno come lei ha vissuto in comunione con tutto il creato, nessuno come lei ha capito e amato la creazione, tutto a lei parlava certamente del Padre.

Guardando le strade, le case, le chiese, la natura ho capito meglio Chiara1: sono per me. L'aereo con cui sono partita da casa per andare al Centro, la strada che mi portava a scuola la mattina, la natura, tutto Dio ha fatto per me, tutto è dono della Provvidenza per me.

Anche al noviziato mi è capitato un fatto simpatico: stavamo andando a Messa quando abbiamo incontrato un cane zoppo, immediatamente ho pensato: "Francesco che avrebbe fatto? L'avrebbe curato". Avrei voluto fare qualcosa, ma le altre mi hanno detto di non preoccuparmi perché sarebbe andato dal padrone, ho "fatto unità" restando un po' in pensiero per quel cane, arrivata in Chiesa ho detto a Franca: "Senti mettiamo quel cane nel cuore di Gesù". Sono stata contenta di sapere (me l'ha detto p. L.) che san Francesco amava tutte le creature specialmente quelle vive e che camminando cercava di non ammazzare neanche le formiche.

 

 


1 Accenno a un'esperienza sulla natura di Chiara Lubich.