Tendiamo le mani per accogliere il dono della Misericordia di Dio

Oggi è la seconda Domenica di Pasqua che Papa Giovanni Paolo II ha voluto fosse denominata Domenica della Divina Misericordia per richiamare i fedeli a celebrare il dono grande del perdono di Dio che, continuamente, chiama l’umanità all’amicizia con Lui. Il cammino di ogni uomo e di ogni donna provato dalla fragilità, dalla caduta e dal peccato, talvolta anche grave, non è mai un vicolo cieco, anche la strada più impervia è raggiunta da Cristo Redentore che nella sua morte assume il peccato del mondo, il peccato di ciascun uomo, nella sua Risurrezione ci dona la sua grazia, ci riammette pienamente nella comunione col Padre.

Gesù, apparendo ai discepoli dopo la risurrezione dice: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". Non c’è peccato che, col Sacramento della Riconciliazione, non possa essere perdonato, ogni colpa confessata con sincero pentimento, infatti, viene rimessa. In questa festa si fa memoria proprio del dono grande della Misericordia, per questo Giovanni Paolo II ha voluto che per sempre in questo giorno si potesse ricevere l’indulgenza plenaria alle solite condizioni (più avanti le diremo).

Ma cos’è l’indulgenza plenaria? Ricorriamo ad una classica ma molto efficace storiella.

C'era una volta un ragazzo un po’ “litigioso”. Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno.

Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato. Nelle settimane seguenti, imparò a controllarsi e il numero di chiodi piantati diminuì giorno per giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare i chiodi.

Finalmente arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò alcun chiodo nello steccato. Allora andò dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva piantato alcun chiodo.

Il padre allora gli disse di levare un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non aveva perso la pazienza e litigato con qualcuno. I giorni passarono e finalmente il ragazzo poté dire al padre che aveva levato tutti i chiodi dallo steccato.

Il padre portò il ragazzo davanti allo steccato e gli disse: "Figlio mio, ti sei comportato bene, ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà mai più come prima

Se quei chiodi rappresentassero i nostri peccati, potremmo dire che ogni volta che ci accostiamo al Sacramento della Riconciliazione lo steccato del nostro cuore ne viene liberato, ogni chiodo viene tolto e lo steccato resta libero. Eppure le ferite, i buchi, restano sul legno, anche se riparati lasciano la loro traccia, il legno ferito resta più debole, più sono i buchi e le lesioni, più facilmente può spezzarsi. Non è in nostro potere restituire allo steccato la sua integrità. Ecco l’intervento il dono grande dell’Indulgenza Plenaria, nella quale Dio stesso interviene per sanare, per ricreare, purificando la nostra vita con la sua forza santificatrice, donandoci così la Sua Grazia capace di sanare le ferite e ordinare le nostre relazioni con Dio, con gli altri, con noi stessi e con la creazione.

Come ricevere un dono così grande? Come tendere le mani per accogliere la ricchezza che ci viene dal sacrificio redentivo di Cristo e dal dono della vita di tanti santi? “Tendere le mani” significa metterci nelle condizioni di ricevere tale dono. Per ricevere l’indulgenza plenaria nei momenti in cui la Chiesa la concede (come in questo giorno) è necessario confessarsi per ottenere il perdono di tutti i peccati commessi, fare la comunione eucaristica, per essere fortemente uniti a Cristo, pregare secondo le intenzioni del Papa, per rafforzare il legame con la Chiesa, e assolvere alla condizione specifica a cui è legata l’Indulgenza, ad esempio, nel caso della festa della Divina Misericordia, la Chiesa chiede che il fedele “in qualunque chiesa o oratorio, con l'animo totalmente distaccato dall'affetto verso qualunque peccato, anche veniale, partecipi a pratiche di pietà svolte in onore della Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del SS.mo Sacramento dell'Eucaristia, pubblicamente esposto o custodito nel tabernacolo, il Padre Nostro e il Credo, con l'aggiunta di una pia invocazione al Signore Gesù Misericordioso (p. e. "Gesù Misericordioso, confido in Te").”

Quest’anno, a motivo del corona virus, molti di noi non potranno confessarsi, fare la comunione sacramentale e qualcuno non potrà neppure recarsi in chiesa. Come fare?

In questo caso è possibile recitare, di fronte ad una pia immagine di Nostro Signore Gesù Misericordioso, il Padre Nostro e il Credo, aggiungendo una pia invocazione al Signore Gesù Misericordioso (p.e. "Gesù Misericordioso, confido in Te"), con totale detestazione di qualunque peccato e con l'intenzione di osservare, non appena sarà possibile, le tre consuete condizioni

Se neppure questo fosse possibile ciascuno si potrà unire con l’intenzione a coloro che praticano nel modo ordinario l'opera prescritta per l'Indulgenza e potrà offrire a Dio Misericordioso una preghiera, potrà pregare secondo le intenzione del Papa e fare il proposito (da mantenere) di confessarsi e ricevere la comunione sacramentale non appena possibile.

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